Morto mio padre, stop università e a lavorare. Ho fatto tutta la gavetta: stagista, magazziniere, commesso, impiegato, capoufficio. Intanto mi sono laureato, studiavo la notte. Sono stato promosso dirigente, poi direttore, infine amministratore unico. Ho dedicato tutta la vita al lavoro per ritrovarmi in strada. Non ho avuto altra scelta che diventare un Cappellaio Matto.

– Signor Coniglio, lei conosce saggi felici? – Ha ragione: balliamo.


Oscar Brilli, con il suo romanzo collettivo, "Voci dal Centro", parte da un consiglio del Prof. Franco Basaglia: «Se vuoi comprendere la malattia occorre entrare nella dimensione del malato".
Il romanzo è la Voce degli ospiti di un Centro Diurno ASL di Salute mentale che l'autore frequenta da una decina di anni, prima come volontario, ora come amico mezzo matto.


Sto rientrando al mio paese, in auto, con Schubert alla radio e mascherina sotto al mento.
Il mio paese, benché devastato dal cemento nel quarantennio consumista, mi accoglie ancora con castagni e querce secolari, è come rituffarsi in una placenta.
Dopo una vita di lavoro itinerante, sto per entrare nel mio lockdown da pensionato. La musica di Shubert mi porta in un altrove di fantasie e problemi. Ecco, io torno in paese mentre mio figlio sta atterrando a Londra per un tirocinio triennale, e poi chissà... In tempi di Covid un padre può anche essere un tantino preoccupato, ma vabbé, "ognuno deve poter inseguire il suo Sogno, la sua Via".
Ho come uno sdoppiamento di realtà, da una parte passeggio tranquillamente nel bosco col colore del tramonto che filtra tra gli alberi, dall'altra trovo assordante il traffico al centro e in metropolitana mi manca l'aria, non sopporto la mascherina. Mi chiedo quale di queste due realtà sia la mia.

Le Cazzatelle di Oscar Brilli

Ma che cosa è 'sto cervello dell'Uomo? Quanti cervelli sono? Il cervello è un muscolo o un viscere?

 

Autismo, la testimonianza di un padre

Qualcuno (in realtà un qualcuno che si è rivelato un amico, di quelli che non ti aspetti di incontrare nella vita quotidiana), qualcuno dicevo, mi ha chiesto di fargli capire cosa è l’Autismo.
Su due piedi, di solito, non so dare una spiegazione esauriente, che inquadri tutto e nella giusta prospettiva. Ho chiosato un po’ dei soliti stereotipi, le solite spiegazioni: una malattia neuro-degenerativa che si riconosce e diagnostica (parolone l’ultima) dallo studio delle conseguenze e non dai sintomi. Una spiegazione classica: compromissione delle relazioni, presenza di azioni stereotipate... e così via.
La verità è che l’Autismo produce merda. E solitudine: vera ed estrema solitudine.


Ullallà! Gianrico Carofiglio con un editoriale di oggi su "Domani" mette il dito in una piaga. Partendo dalle falsità di Donald Trump - che a forza di ripeterle poi ci crede veramente - giunge ad una infausta diagnosi di malattia mentale, riconoscibile in gran parte dei nostri governanti. Concordo: si tratta della Sindrome di Hybris.

Concordo pienamente con Gianrico Carofiglio, lo stimo, devo confessare che per emularlo ho messo un sacco da boxe in serra. Lui scrive che «quando si riflette sulla sfacciata attitudine a mentire dei leader populisti si tende a porre l'accento sulla malafede .... La preoccupazione più grave la suscitano quei casi in cui chi diffonde affermazioni false - a volte ridicole - e conoscenze pesudotecniche, non ha solo un intento manipolatorio».
E giunge man mano ad una diagnosi di una patologia psichiatrica. E in seguito ne elenca con esattezza le varie caratteristiche.