Chi è più sfigato di me? Muoio senza un funerale. Il mio funerale, l'unico di cui mai mi è importato. Ad ogni funerale ho sempre pianto la mia morte.
Non ditemi che anche voi non fate altrettanto. «Un morto non è un morto, è la Morte» diceva Jorge.
Ogni sera, prima di addormentarmi, al posto della preghierina, immagino la mia morte, in particolare mi diverte il mio funerale.


La neve bianca scende dal cielo ed emana un magico profumo, come una stella piumata che si trasforma in una luna che con la sua luce illumina una intera città.
Spunta uno gnomo, attraversa le vallate, la valle del mistero dove tutto è bianco, alberi, strade, fiori, cose, persone. Tutto è bianco

Un cavallo anch’esso bianco con un unicorno corre sereno sembra volare in un paradiso di bianco.
In lontananza si scorge un cartello, il cavallo sembra volerlo raggiungere così corre di più, si avvicina

Devi raggiungere un cuore d’argento perché solo se lo prende raggiunge la sua meta. Il suo desiderio è quello di crearsi una famiglia felice.
Si può che deve trottare, trottare, nel suo cuore c’è tanta voglia. Ha questo obiettivo nel cuore e vuole raggiungerlo.

Questo racconto è stato registrato e trascritto letteralmente.
La punteggiatura e le parentesi sono opera del trascrittore.

La magia? La magia è magia. Punto. La magia se ci credi è magia, se non ci credi non è magia. Punto. Questa è la verità!
E finiamola con questa storia della magia, magia quì, magia qua… La magia non è una cosa che si mangia, ma è amara in bocca. Se non sai che è amara allora non sai la magia. Io so che i maghi io ci sono e che ci hanno il camice bianco. È proprio come dice Tonino: la magia esiste, ma non si dice, vero Tonino?
(Tonino sorride.)
La magia esiste, si chiama magia. Pure la noia si chiama noia e allora esiste.


Datemi il nome che volete, poi dimenticatelo, perché quello che vi sto per raccontare è storia di magia, e non c’è nulla, oggi, di più disdicevole. Non vorrei, sia chiaro, rendervi complici di un tale misfatto, che poi si dica «voi lo sapevate». Bruciate queste pagine se per vigliaccheria o curiosità continuate a leggere. E dimenticatele. Un segreto è tale solo se resta segreto.

Mi è accaduto la notte del 10 agosto, alle pendici della Monna, dalle parti dell’Osservatorio. Mi ero allontanato solitario in una sterrata oscura, tra antiche querce e faggi secolari, verso valle del Roveto. Occorre il buio per veder le stelle.

Era una mattina di giugno del 1999 e guardavo per l'ultima volta il mio ufficio.
Il sole era caldo e filtrava dalla finestra disegnando strane forme sul muro.
Ricordo la prima volta che vi ero entrato. Era lindo, le pareti erano state imbiancate da poco ed il pavimento era lucido e scivoloso. Il sole disegnava sulle pareti appena dipinte le stesse strane figure, quel giorno mi sembravano farfalle ma non quella mattina di giugno. Quel giorno mi sembravano grotteschi scarafaggi che mi scrutavano ridendo.

 

Bianca, la simpatica capretta mia vicina di casa, con molta disinvoltura, quasi ogni giorno, si apparecchiava il desinare sul prato condominale piuttosto che nel territorio del suo padrone. Con agilità e scioltezza, una volta che aveva deciso, senza ripensamento alcuno, saltava con slancio la rete: mezzo giro e oplà, il prato era tutto a sua disposizione.
La prima volta che osò superare la barriera fu perché era stata colta da livida invidia per il montone che, bestia possente, era balzato in territorio “straniero”. Lei, così alta, così slanciata, non avrebbe mai potuto rimanere nel recinto e, se fino ad allora lo aveva fatto, era stato solo perché era timorosa.
Detto fra noi, se vale per l’uomo, vuoi che non sia più che valido anche per capre e pecore il detto “l’erba del vicino è sempre più buona?”