Peng è tradotto come parare, difendersi andando incontro alla forza dell’avversario in maniera attiva; è rappresentato da Qian, il cielo a sud. Peng è rappresentato da 3 linee Yang continue associate, simbolo nella tradizione filosofica cinese dell’elemento attivo, forte e “duro”. Esso è il primo cancello fondamentale, origine e base per i successivi movimenti. Peng è Yang nelle braccia, nel busto e nelle gambe. Il peso è in avanti. Nel rispetto delle legge dello Yin e dello Yang, che permea ogni aspetto dell’esistenza e nello specifico dei movimenti e dello spirito del Taiji Quan, Peng raccoglie in realtà in sé sia l’elemento Yang, “attivo” di attacco, propositivo e di opposizione, sia l’elemento Yin, ricettivo e morbido del movimento.

Esistono quindi un Peng Yin e un Peng Yang.

Progredendo nella pratica del Taiji si sperimenta a numerosi livelli di percezione e comprensione (mentale, corporea, emozionale e di sensibilità) uno sviluppo ed un approfondimento delle linee guida e dei principi di movimento del nostro corpo. Da una prima fase di impostazione ed allineamento della postura, in cui si migliora la statica della posizione del corpo nello spazio e si inizia il percorso di conoscenza dell’energia, si evolve all’esperienza di un nuovo tipo di movimento del nostro corpo nello spazio.
La nuova sensibilità acquisita ed una migliorata e diversa consapevolezza dei meccanismi interni del movimento conducono ad un utilizzo rinnovato e naturale del nostro corpo. In questa fase rientra anche l’esperienza diretta dei percorsi di forza. ‘L’accordatura’ delle catene muscolari e la comprensione delle linee di forza sperimentata nella fase iniziale della pratica si evolvono nello sviluppo dinamico delle stesse.
Ecco che gli otto Ba-Men si presentano come principi guida fondamentali , basati sulle conoscenze elaborate nel tempo dai padri del Taiji, per lo sviluppo consapevole delle linee di forza. La constatazione, inoltre, che solo il corretto e fluido sviluppo di queste linee nel nostro corpo conduce ad un movimento economico ed efficace, evidenza ulteriormente l’importanza di questi cancelli.
Nel complesso e articolato percorso di evoluzione della pratica, gli 8 Ba-men rappresentano una delle componenti fondamentali per il lavoro sul Nei Gong, lo sviluppo della Forza Interna.

Vedremo nell'ordine: La Frusta, L'airone, il Liuto, Tigre, Scimmia, Ago in fondo al mare, Le nuvole, I calci, La criniera del cavallo, la ragazza di giada, il serpente che striscia, il gallo d'oro, le 7 stelle, il fior di loto, la tigre con l'arco.

 

Il Qi Gong del lavaggio dei midolli è un ottimo modo per disintossicare tutto l’organismo. Secondo la Medicina Tradizionale Cinese, “tutto ciò che è entro l’osso è Midollo”, quindi disintossicando l’organismo si libera anche il cervello dalle tossine della vita moderna, insomma: il Cynar del Pensiero.

Il Qi Gong del lavaggio dei midolli d’oro si basa essenzialmente sulla tecnica di compattare il Jing, attivarlo e dirigerlo verso l’esterno ‘attivando’ le cerniere che corrispondono ai punti di agopuntura. Il gioco è sempre lo stesso, piedi a terra ed energia che sale, il teorema di Lavazza. Ma è indispensabile, in questi esercizi, mantenere sempre il filo a piombo, e piedi che sprofondano come nel fango, e una corona di diamanti sulla testa, e la schiena come il dorso di tartaruga, e stare morbidi e rilassati, i muscoli esterni come bambagia.

 

Una piccola storia nascosta dentro un grande stage.

Quest’ultima esperienza con il maestro Xu è stata per me uno scossone dal quale sarà difficile riprendermi per un po’ di tempo.
Questa non è la descrizione tecnica della parte di stage che sono in grado di comprendere e che sarà oggetto di una successiva sintesi, ma è il riassunto di un’intera giornata vissuta molto intensamente, forse troppo ricca di input, una giornata di quelle che sembrano così estese da equivalere al ricordo di un viaggio assai lungo.
La storia è iniziata alle 3 del mattino, quando mi sono alzato per preparare i bagagli per il viaggio. Fra non molto il maestro Elio ci sarebbe venuto a prendere, per raggiungere insieme l’aeroporto e prendere il volo per Roma.

 

Diciamola tutta, diciamola breve. Come reagireste voi italiani se vi si dicesse: “Dante Alighieri era tunisino, tutte le parole che ha inventato era perché non sapeva bene l’italiano?” Ecco: come dovrebbero reagire gli inglesi se dicessimo loro che “Shakespeare era siciliano e i suoi 4500 neologismi erano una sorta di Gramlot alla Dario Fo?” Sarebbe un casino, ma la cosa non avrebbe la minima importanza. Non ci sarebbe nulla di nuovo: i romani entrarono in Britannia con la loro cultura, mentre la cultura romana si era formata assorbendo quella di tante altre civiltà e tribù. Per i romani ogni dio era buono, magari gli cambiavano nome, ma ne assorbivano riti e pensieri. La ‘Cultura’ è sempre nata dall’unione di pensieri diversi. Nulla di buono mai nasce se esiste un confine.

 

Pratica interna e pratica esterna

Come faccio a capire se sto facendo veramente lavoro interno? Questa è sempre stata per me una domanda importante. Perchè se io non rispondo a questa domanda, non ho modo di valutare se sto effettivamente facendo lavoro interno. La domanda successiva è questa. Cosa distingue il lavoro interno da una comune pratica atletica o sportiva? Se io non so rispondere a queste due domande, potrebbe essere che io sono convinto di fare lavoro interno ma che in effetti io stia facendo lavoro esterno.

Se ad esempio io faccio gli esercizi sulla forza elastica, sto facendo veramente lavoro interno? Se io pratico le arti marziali interne come il taiji, lo xing yi o il ba gua, sto facendo veramente lavoro interno? Cosa distingue, infatti la forma di taiji da una qualunque forma di kung fu moderno? La risposta migliore che ho trovato a oggi me la ha data il maestro Flavio Daniele