Non credo che ci sia nulla di più mistico del fatto che un’insignificante grumo di cellule pulsanti perse nell’Universo, sia capace di vivere una emozione.

Non credo ci sia scienziato in grado di dimostrare come una semplice onda elettromagnetica trasmessa da uno sguardo, da un sorriso, da due semplici fonemi, possano magicamente diventare sentimento.

L’emozione è una tale ricchezza che vale la pena custodire, ascoltare, comprendere. Un ottimo stimolo per passare i nostri 3 minuti, ad occhi chiusi con il filo a piombo, ricreare il momento, l’emozione, osservarla da lontano, nel suo ambiente, coi suoi personaggi, come in un film.

Ascoltare cosa sta accadendo dentro mentre al di fuori tutto è immobile, sentire cosa accade nel corpo, nelle ossa, nelle viscere e negli organi, annotare se si tratta di una emozione bassa o alta, da animale o da poeta, se c’è rabbia nel fegato, se paura nei reni, se depressione nella milza, se gioia nel cuore, se gelo nel polmone, domandarsi se è un’emozione che accelera o rallenta il respiro, o se quasi quasi me la sto facendo addosso.

Date un colore all’emozione, perché può essere rosso come fuoco, o giallo come grano, o verde come un prato, o forse blu come il mare, magari indaco come nel cielo al tramonto, infine viola, e qui mi viene in mente un fiore.

A volte le emozioni si confondono in un arcobaleno ed è interessante dividerle, riconoscerle. Tutto questo in fondo serve a comprendersi, perdonarsi, conoscersi.

Luigi Lombardi Vallauri, nella sua trasmissione “Meditare in Occidente” su Radio 3, ha dedicato due lezioni alle emozioni, quelle alte le ha chiamate “le sorelle maggiori dell’anima”.