, io in realtà non avevo mai vissuto, son semjpre restato chiuso dentro un buco nero, nero più del buio, senza che mai me ne fossi accorto, e se qualcuno mi avesse detto che avrei conosciuto l’amore solo in tarda età lo avrei deriso, io in questo buco ci stavo bene, completamente a mio agio, corrotto tra i corrotti, ed eravamo in tanti, ricordate come si diceva? “e chi non piscia in compagnia…”, così anche a me pisciava il cervello, si parlava di sesso, si parlava d’amore, senza che mai ci si chiedesse il vero senso delle parole, mai tentati di carpire antichi segreti, anche se di parole importati, come libertà, amore, rispetto, e in particolare Sesso, parola sempre presente nel nostro cervello bucato, eccitazione, erezione, eiaculazione, orgasmo, io pensavo al sesso tal quale ad uno stupro leggermente delicato, e se ora lei, una donna, non mi avesse spiegato che di orgasmi ne esistono ben sessantaquattro, beh, sarei invischiato ancora in quella melma nera e scura in cui mi stavo dimenando da sempre, un buio fitto e nero, pieno di melma e dicerie, in cui l’uomo si rotola felice come in un girone d’inferno, e se io ora ne sono uscito, almeno credo, chi avrebbe mai detto che sarebbe accaduto per colpa di una fatta di cane che non stava lì dove doveva stare, saltai di lato, deviai dal mio cammino, e fu questa l’unica eccezione che feci alle abitudini quotidiane di bravo pensionato, è accertato che l’uomo abbisogna di sane abitudini, che siano sempre le stesse, mai uscire dal solito tran tran, mai cambiare strada, “chi lascia la via vecchia per la nuova…” ed io, ligio al verbo, potrei descrivere senza difficoltà ogni minimo particolare del tragitto che da casa giunge alla panchina del parco, e viceversa, era sempre lo stesso: diciotto gli scalini per scendere al piano terra, dodici passi per raggiungere la cucina, preparare il caffè, spalmare una galletta di riso con burro e marmellata, a volte una mela, una pesca, una banana, a seconda della stagione, ma questa era la sola unica eccezione che mi permettevo, erano sette i passi per raggiungere il portone, sette i gradini per ritrovarsi sul marciapiede già strapieno di fatte mattutine, ho scoperto che i cani la fanno sempre nello stesso posto, come i pensionati, e presto imparai a conoscere quel tragitto come le mie tasche, ogni impedimento fattuale, avrei potuto percorrere quei trecentocinquanta metri da casa all’edicola ad occhi chiusi, zigzagando tra una fatta e l’altra, non era un bel camminare, non si riusciva a prendere un buon passo, e quando giungevo ad acquistare il mio giornale ero già stanco, non lo avrei letto, lo ripiegavo con precisione, lo incastravo nella tasca del paltò, dove rimaneva intonso, e continuavo a camminare a testa bassa, indifferente a impiegati, massaie, negozianti, tutti che andavano sempre di corsa, da loro non mi aspettavo alcuna sorpresa, io invece avevo una meta, un orizzonte vicino, solo trenta metri e poi, girando a sinistra sul viale, ecco a destra l’ingresso del parco, la mia bella panchina, all’ombra di un olmo, con davanti un laghetto, per quando piove c’è una pensilina, una digressione di soli dieci metri, non di più, ci stavo le ore intere, mattina e pomeriggio, tutti i giorni, per più di un anno, netturbini, impiegati, massaie, studenti, la scena cambiava ogni ora, ma in fondo per me era sempre la stessa....

 

tratto da "I Buco nero e i 64 orgasmi", in e-book

Il buco nero e i 64 orgasmi

 

l' Erotic Thriller L'Invidia del Peppe

 

il racconto erotico-galenico Lili e l'autista gentile

 

Insomma

Parliamo di sesso perché...