La frusta
Il movimento del corpo per effettuare la frusta corrisponde, secondo l’Yi-Jing,
all’esagramma 49, Ko, che vuol dire “rotazione della Terra intorno al Sole che da luogo alle quattro stagioni”. La frusta è il simbolo del potere ed anche della volontà; inoltre è il simbolo dell’energia creatrice come il fulmine che vuol significare “la creazione che sorge dal nulla”. Nella prima parte la frusta si esegue come conclusione del tema iniziale e verrà poi ripetuta per un totale di undici volte nella intera sequenza. Può essere considerata un legame tra due argomenti diversi o come la conclusione di uno di essi; infatti viene eseguita prima della “scimmia”, delle “nuvole”, dei “calci” e così via.

L’airone bianco apre le ali
Secondo l’Yi-Jing l’airone corrisponde all’esagramma 22, Pi, che vuol dire grazia, bellezza della forma. In questo movimento le mani diventano le ali dell’airone. L’airone bianco, o anche la gru bianca, può essere considerato il tramite tra la terra e il cielo come dimostrato dalla posizione delle mani, una rivolta verso l’alto e l’altra verso il basso. L’airone è per i Taoisti simbolo di immortalità e per l’Oriente in generale simbolo di longevità. Il bianco è simbolo di purezza ma la testa rossa dell’uccello indica la presenza di potenza vitale, molto Yang. Il suo ritorno ciclico è sibolodella primavera ma anche di rigenerazione. La danza delle gru evoca nella Cina antica la capacità di volare per arrivare all’isola degli immortali. Spazzolare il ginocchio
Nei Yi-Jing é l’esagramma 18, Qu, che significa “decadimento” o meglio “lavorare su ciò che è rovinato per rimuovere la fonte della decadenza”. E’ implicito nell’esagramma il modo di eseguire la forma che deve essere gentile “come il vento che soffia in un salice”. Questo, insieme ad “afferrare la coda del passero”, è uno dei movimenti ripetuti più volte nella sequenza.

Il liuto
Nei Yi-Jing è l’esagramma 17, Sui, che significa la “gioiosa attività di suonare uno strumento”. Il liuto è simbolo dell’energia cosmica. Nella Cina antica lo strumento era chiamato Pipa, spesso costruito in legno ed aveva cinque corde, corrispondenti ai cinque elementi: legno, fuoco, terra, metallo e acqua. A ciascun elemento i Cinesi hanno fatto corrispondere una stagione, un’animale, un viscere, un numero, un colore, un sapore, un punto cardinale, una nota musciale e così via secondo un sistema di equivalenza che può arrivare a comprendere tutto ciò che esiste sulla terra. Nella medicina cinese il liuto a cinque corde aveva la funzione di armonizzare l’attività del Qi dell’organismo e di equilibrare l’eccesso di energia Yang.
Incrociare le mani (apparenza di chiusura)
L’esagramma 36, MING 1, incrociare le mani, vuole anche dire “Passaggio dalla luce al buio” e “Il sole che sprofonda dietro la terra”. L’interno dell’esagramma significa che le due mani sono separate quando inizia il movimento e sono incrociate alla fine del movimento stesso.
Dice ancora l’Yi-Jing:
“...Prima lui si arrampica su fino al cielo, poi sprofonda nelle profondità della terra.” Questo esagramma 36, che possiamo sintetizzare come “il tramonto del sole”, chiude la prima parte della sequenza ed è opposto all’esagramma precedente, il N. 35, CHIN, che è “il sole che sale dalla terra”, inizio della sequenza Taiji-Quan.
L’Immagine dice: “Così fa l’uomo superiore che vive con la grande massa, egli cela la sua luce ma brilla lo stesso”
Confrontando la sequenza del Taiji-Quan con la Psicosintesi si nota che ambedue i percorsi sono composti da tre parti per cui si potrebbe mettere in parallelo la terra che diventa conosci nella Psicosintesi ed analogamente l’uomo conpossiedi ed il cielo con trasforma.
Le difficoltà che si incontrano nel percorso iniziatico sono ben espresse dai simboli che costituiscono i movimenti della sequenza Taiji-Quan. I primi ostacoli che riguardano la coordinazione motoria e la memorizzazione dei movimenti dellaterra corrispondono alle difficoltà di ordine psicologico che l’uomo incontra nel suo percorso verso l’autoconoscenza. La gioia e l’entusiasmo per la ricerca sono spesso seguiti da momenti di sfiducia o depressione, come accade anche a chi inizia il Taiji-Quan incontrando movimenti non consueti, ma in virtù della volontà la ricerca continua nell’uomo - nel possiedi.

Nella seconda parte della sequenza, l’Uomo, i movimenti analizzati simbolicamente sono:
• • • portare la tigre alla montagna,
• • • respingere la scimmia,
• • • l’ago d’oro in fondo al mare, aprire le mani a ventaglio,
• • • le nuvole,
• • • calci.

Portare la tigre alla montagna
Questo bellissimo movimento col quale inizia la seconda parte della sequenza: l’uomo, ha una doppia valenza simbolica:tigre e montagna. Il simbolismo della tigre è vario: è un animale cacciatore perciò simbolo della casta guerriera; rappresenta anche l’offuscamento della coscienza sommersa dai desideri elementari e animali; la sua forza, però, è lo sforzo spirituale, quello della fede. E’ quest’ultimo significato che in questo movimento si può prendere in considerazione: la fede, lo sforzo spirituale per ascendere alla montagna. Anche il simbolismo della montagna è molteplice e riguarda sia l’altezza che il centro. In quanto alta, verticale, elevata vicino al cielo, la montagna partecipa al simbolismo della trascendenza; e partecipa al simbolismo della manifestazione in quanto centro di apparizioni divine. I saggi Taoisti si rifugiano sulla montagna quando lasciano il mondo perchè essa è la via che conduce al cielo. Nella pittura classica cinese la montagna è opposta all’acqua come lo Yang e lo Yin, la prima spesso rappresentata da una roccia, la seconda da una cascata. In definitiva, il simbolo più completo di portare la tigre alla montagna è considerare quest’ultima come un punto di incontro del cielo e della terra, dimora degli dei e termine dell’ascensione umana. Nella sequenza, infatti, afferrare la coda del passero segue immediatamente il precedente movimento, quasi a ribadire la volontà di perseguire lo scopo prefissato.

Indietreggiare e respingere la scimmia
L’esagramma 33, TUN, analizzato nei due trigrammi dà come risultato possibile sia “Indietreggiare e respingere la scimmia” che “La montagna sotto il cielo, l’immagine della ritirata...”. Il commento alla Decisione dice “La ritirata ésuccesso”: ciò vuol dire che il successo sta nel ritirarsi. Il segreto del Taiji è nel rifiuto di usare la forza contro la forza. Dice ancora l’Yi-Jing: “Ritirati e attendi il momento buono per attaccare” : questa è l’essenza dell’auto-difesa secondo il Taiji.
Tra i molti significati della scimmia quello che più si addice a questo movimento del Taiji è il simbolo di una mente e di una coscienza che, incapace di concentrarsi, salta da un ramo all’altro, da un pensiero ad un’altro. Questo aspetto della scimmia corrisponde solo al significato superficiale del complesso simbolico rappresentato dall’animale: la scimmia cinese è in realtà un saggio iniziato che nasconde la sua vera natura sotto l’apparenza buffonesca. In contraddizione, la scimmia dell’iconografia cristiana è spesso l’immagine dell’uomo degradato dai vizi, in particolare dalla lussuria e dalla malizia. Forse la sintesi di queste tradizioni spesso contradditorie si potrebbe trovare nell’interpretazione che considera la scimmia come il simbolo delle attività dell’inconscio. Queste possono manifestarsi sia come forze instintive, degradanti e incontrollate -quindi pericolose- sia sotto forma favorevole ed inattesa dando un’ispirazione felice o una intuizione luminosa. Questi due aspetti dell’inconscio, benefico o malefico, la fata e la strega, sono entrambi ugualmente irrazionali. Un simbolismo molto bello riguarda le tre celebri scimmie del tempio di Nikko, in Giappone: una si chiude le orecchie, l’altra gli occhi e la terza la bocca. Esse sono un’espressione di saggezza e quindi di felicità. L’immagine che danno le tre scimmie è il simbolo della “moderazione”, che rappresenta uno dei quattro pensieri-base della filosofia Taoista. Gli altri tre sono: bontà, armonia e calma. La chiusura delle tre porte: orecchie, occhi e bocca fa risparmiare le energie che sono in relazione con l’ascoltare, il guardare e il parlare. Lo scopo è quello di conservare e rinforzare i tre tesori: Jing, Qi e Shen, vale a dire l’essenza, l’energia e la mente-spirito.
Le orecchie, organo dell’ascoltare, sono collegate con le reni e quindi, secondo i cinesi, con Jing, l’essenza, la capacità vitale. Ascoltare troppo consuma l’essenza. Ciò vale sia per l’ascolto buono che per quello cattivo, vale a dire sia musica che rumore. Quello che consuma è lo stimolo a cui l’essenza è sottoposta, sono gli sbalzi emotivi che consumano. Se il cuore è in quiete esso è in equilibrio: nè troppa sofferenza nè troppa gioia, la felicità è nella quiete. Le persone stabili non si lasciano influenzare dalle notizie, buone o cattive che siano. Utilizzare per il Taiji-Quan la musica come sottofondo, cosa che fanno anche i cinesi, secondo l’idea taoista è sbagliato perchè la vibrazione della musica copre la personale vibrazione naturale: la nostra mente segue la musica che è un controllo esterno. Guardare è collegato con gli occhi, con il “cuore-mente”, quindi con lo Shen: lo spirito. Vale per il guardare tutto quello che si è detto per l’ascoltare.
Parlare è collegato con la bocca, con i polmoni, e quindi con il Qi, il soffio-energia. E’ caratteristica la situazione che si crea in mancanza di energia: si fa fatica a parlare e la voce è flebile e priva di vigore. Anche per il parlare vale quando detto per l’ascoltare. Una interpretazione psicosintetica della scimmia potrebbe essere quella dell’uomo che iniziando l’autoanalisi, attraverso la lettura del suo inconscio prende coscienza delle sue pulsioni elementari, gola, sesso, e dei suoi difetti. L’autocoscienza o il distacco possono essere simboleggiati dal fatto di indietreggiare per osservarsi, per accettarsi, per poi respingere la scimmia cioè cercare di modificarsi.
Secondo alcune scuole di Taiji-Quan e nel Taiji-Gong di Ma-Li-Tang “respingere la scimmia” viene eseguito nella terza parte della sequenza, il cielo, in modo diverso rispetto alla seconda parte. Mentre nell’uomo l’esecuzione della forma richiede poca rotazione del bacino, quindi si rimane in posizione quasi frontale, nella terza parte il bacino e di conseguenza il busto e le braccia sono più aperti, perciò lo sguardo può essere naturalmente diretto sia avanti che indietro. Riprendendo l’interpretazione psicosintetica, questa versione della scimmia potrebbe avere un doppio significato:
• • • il guardare avanti e poi indietreggiare rappresenta il passato, ciò che è stato, quindi l’autoanalisi
e la conoscenza dell’inconscio come nella scimmia della seconda parte;
• • • guardare avanti e indietro potrebbe simboleggiare l‘uomo che, avendo più fiducia in se stesso e nel suo cambiamento in atto, guarda fiduciosamente al futuro e alla possibilità di collegarsi all’inconscio superiore, quello delle intuizioni.

L’ago in fondo al mare
Il mare è simbolo della dinamica della vita: tutto nasce dal mare e tutto vi ritorna; è il luogo delle nascite, delle trasformazioni e delle rinascite e rappresenta, con l’acqua sempre in movimento uno stato transitorio fra le possibilità ancora da realizzare e le realtà acquisite. Dalle sue profondità però sorgono anche i mostri: immagini dell’inconscio.
Secondo l’Yi-Jing l’esagramma 62, HSIAO-KUO, è l’ago in fondo al mare che analizzato da un punto di vista psicologico potrebbe rappresentare l’uomo che, andando nell’acqua alla ricerca della conoscenza la trova sotto forma di ago.
L’ago presuppone l’idea del cucire, dell’unione di parti tra loro sconnesse in un unico arazzo dal disegno logico. Ne consegue che l’ago, quindi la conoscenza, potrebbe essere lo strumento utile all’uomo per fargli superare l’indecisione o l’incertezza circa la strada da percorrere.
Il bellissimo movimento seguente , aprire le mani a ventaglio, potrebbe essere séguito e logica conclusione dell’ago in fondo al mare. Infatti, per i Taoisti, il ventaglio è in rapporto con l’uccello come strumento di liberazione dalla forma, come simbolo del volo verso il paese degl’Immortali.
Per l’Yi-Jing è l’esagramma 26, TACH’U, e l’immagine finale dice “Il cielo sopra la montagna”. Infatti l’essenza di questo movimento è data dalle due mani che salendo dal basso, dal mare, vanno in alto, sulla montagna, verso il cielo. Forse per questa interpretazione dell’Yi-Jing, secondo alcune scuole di Taiji-Quan, lo stesso movimento della terza parte della sequenza, il cielo, viene tradotto “spingere attraverso la montagna”.

Le nuvole
Questo movimento è relativo all’esagramma 3, CHUN, “Difficoltà all’inizio”. La lettura all’interno dell’esagramma dice: “le mani in movimento passano attraverso il ventre e si muovono tranquillamente come nuvole nel cielo”; e ancora “nuvole e tuono, l’immagine della difficoltà all’inizio. Così l’uomo superiore porta ordine nella confusione”.
Nell’antica Cina nuvole bianche o colorate si levavano sulle tombe degli Immortali, che salivano al cielo a cavallo delle nuvole. Le nubi rosse erano segni particolarmente fausti, anche Lao-Tzù ne emanava una come aura. Nella tradizione cinese le nuvole indicano la trasformazione che il saggio deve subire; quelle che si dissolvono nell’etere sono il simbolo del sacrificio che il saggio deve accettare rinunciando alla materialità mortale per conquistare l’eternità.
Il Maestro Chuang-Tzù, vissuto intorno al 300 a.C., diceva ai suoi discepoli che dovevano diventare simili all’etere, liberandosi dei sentimenti e dell’anima temporale. Le nuvole sono anche simbolo del verificarsi delle metamorfosi, intese come modificazioni ed evoluzioni della loro essenza.
I movimenti delle nuvole vengono eseguiti nella sequenza tre volte: una nella seconda parte e altre due nella terza.
Secondo alcune scuole di Taiji-Quan il movimento delle mani nell’eseguire le nuvole è diverso in ognuna delle tre sequenze. Infatti nella seconda parte il movimento è semicircolare ed è eseguito all’altezza del bacino; è all’altezza del cuore ed ampio nelle prime nuvole della terza parte ed è piccolo e a livello della testa nelle ultime nuvole. Secondo il simbolismo a cui si è accennato in precedenza, i tre livelli di esecuzione delle nuvole potrebbero corrispondere a ciò che il saggio deve abbandonare, a ciò a cui deve rinunciare nella sua metamorfosi. Le prime nuvole, eseguite all’altezza del bacino, perciò all’altezza dei chakra più bassi, più materiali, simboleggiano il distacco che l’uomo deve acquisire dal denaro, dal lusso, dal sesso, dal superfluo, da tutto ciò che non è utile per la sua crescita interiore. Le grandi nuvole della seconda parte, eseguite a livello dei chakra mediani, ovvero quelli dei sentimenti e delle emozioni, esprimono ciò che l’uomo deve trasformare: l’egocentrismo, l’indifferenza, il criticismo e l’autoasserzione devono tradursi in disponibilità e amore verso gli altri, in creatività e gioia. Le piccole nuvole della terza parte, eseguite all’altezza dei chakra della testa, ossia quelli delle facoltà intellettive, corrispondono alle trasformazioni che l’uomo deve effettuare sulle caratteristiche più nascoste e sottili: pessimismo in ottimismo, pragmatismo in libertà di pensiero, auto-commiserazione in auto-ironia.
Per poter divenire “saggio” l’uomo, a questo punto, dovrebbe cercare di raggiungere il distaccodalle emozioni, dai sentimenti e dall’attaccamento alle proprie convinzioni. Ovviamente le difficoltà nel distacco aumentano mano a mano che si sale di livello. E’ più facile, una volta iniziato questo cammino, avere meno interesse verso i beni materiali; ma l’attaccamento emotivo, la lode o il biasimo oltrepassano il livello fisico, fanno parte della personalità, dell’immagine disè: da qui la difficoltà a distaccarsene.
Il movimento delle mani nelle nuvole a livello della testa potrebbe essere paragonato al tentativo diliberare la mente dallo schermo che impedisce di vedere la luce interiore ovvero lo scopo della ricerca. Lo schermo è rappresentato da una immensa rete di pensieri in perpetua agitazione e costante disordine; solo togliendolo si può diventare “spettatori” e raggiungere la luce.

Calci
L’ultima parte delle forma, l’uomo, è una sequenza di calci sia alti che bassi. Per poter tirare correttamente dei calci, che abbiano una certa dose di forza, è necessario aver spostato il proprio baricentro per poter stare su una gamba sola; il che presuppone una perfetta postura di equilibrio su un solo piede che, radicato nel terreno, scarichi il peso del corpo sulla terra onde alleggerire e dare vigore all’altra gamba.
Il piede è secondo alcuni simbolo della forza dell’anima in quanto è il supporto della posizione eretta caratteristica dell’uomo. A questo punto della via che ha intrapreso l’uomo, trovato il suo baricentro - il suo sè -, e identificatosi con esso, è in grado di scoprire e tenere a bada le sue varie sub-personalità. Se prima si lasciava coinvolgere e si identificava con i ruoli che le sub-personalità gli imponevano: marito, moglie, genitore, insegnante, dirigente e così via, ora svolge gli stessi ruoli da spettatore, ben saldo e centrato nel suo sè, ciò che gli permetterà una maggiore obbiettività ed un minor coinvolgimento emotivo.
Dal suo raggiunto equilibrio sarà in grado di calciare e scacciare ciò che lo opprime e non desidera mantenere.

La terza parte della sequenza, il Cielo, è la sintesi e la conclusione delle altre due: contiene molti movimenti uguali alle prime due ed altri che sono specifici di questa sezione. I simboli di seguito analizzati sono:
• • • portare la tigre alla montagna,
• • • separare la criniera del cavallo selvaggio,
• • • la ragazza di giada tesse e lancia la spola,
• • • il serpente che striscia,
• • • il gallo d’oro o il fagiano dorato,
• • • formare le sette stelle,
• • • cavalcare la tigre,
• • • girare e cogliere il fior di loto,
• • • tirare sulla tigre con l’arco.

Portare la tigre alla montagna
Il primo movimento della terza parte, il cielo, è identico all’inizio della seconda parte, l’ uomo. La ripetizione di questa forma simboleggia, rinforzandolo, il desiderio di trascendenza.

Separare la criniera del cavallo selvaggio
Il cavallo è uno degli archetipi fondamentali inscritti nella memoria di tutti i popoli. Gli psicanalisti ne hanno fatto il simbolo dello psichismo inconscio e anche dell’impetuosità del desiderio.
Una credenza associa il cavallo nero alle tenebre sotterranee, della terra o del mare. Figlio della notte e del mistero, perciò simbolo lunare, è portatore sia di morte che di vita, legato al fuoco ed all’acqua.
Nei testi buddisti i cavalli sono soprattutto il simbolo dei sensi aggiogati al carro dello spirito che trascinano disordinatamente se non sono guidati dal Sè, signore del carro.
In antitesi il cavallo bianco, simbolo solare, aggiogato al carro del sole diviene l’immagine della bellezza attraverso il dominio dello Spirito, il signore del carro, sui sensi. In questa accezione rappresenta l’istinto controllato, padroneggiato e sublimato ed è la più nobile conquista dell’uomo.
Il cavallo non è un animale come gli altri: egli è anche cavalcatura, veicolo; il suo destino è dunque inseparabile da quello dell’uomo: fra i due che rappresentano lo psichismo e il mentale si instaura un rapporto particolare, fonte di pace o di conflitto. Se cavallo e cavaliere sono in conflitto, la corsa intrapresa può portare alla follia o alla morte; se vi è accordo, la corsa diventa trionfale.
E’ in questo contesto che possiamo leggere “accarezzare la criniera del cavallo selvaggio” a questo punto della sequenza: l’uomo che ha trovato il proprio Sè interiore può accarezzare il cavallo, i suoi sensi, dei quali è diventato padrone e amico.
Il cavallo è per i cinesi un animale tipicamente Yang, e l’Yi-Jing gli attribuisce le qualità di forza e di rapidità.

La ragazza di giada tesse e lancia la spola
Questo movimento corrisponde all’esagramma 60, CHIEH, dell’Yi-Jing. Significa “limitazione - prescrizione” e il commento dice: “Il cielo e la terra hanno le loro limitazioni da cui derivano le quattro stagioni dell’anno”.
Nell’eseguire questa forma si gira intorno a se stessi come una ruota di mulino ad acqua per un totale di quattro volte pari al numero delle stagioni dell’anno.
L’analisi dei trigrammi da l’immagine di una spola che si muove a sinistra e a destra in un telaio. Il telaio originario dall’Oriente è composto da due assi di legno sostenute da due montanti. Ne risulta un quadrato che simboleggia tutto l’universo: l’asse superiore rappresenta il cielo, quello inferiore la terra. La tessitura è un lavoro di creazione e la spola così come il telaio sono simboli del destino. Tessere perciò non significa solo predestinare ma anche creare, esprimere la propria sostanza come fa il ragno che produce le tela. La giada, come l’oro, è carica di Yang, quindi di energia cosmica; è quindi dotata di qualità solari e imperiali indistruttibili. Secondo le credenza taoiste è considerata il nutrimento dello spirito e capace di assicurare l’immortalità. In medicina è considerata una panacea e la si ingerisce per promuovere la rigenerazione del corpo. La giada, per la sua bellezza, è l’emblema della perfezione e delle cinque virtù trascendenti: benevolenza, trasparenza, sonorità, immutabilità e purezza; ed anche di molte qualità morali: bontà, giustizia, sincerità, buona fede ed è anche simbolo del cielo e della terra. La sonorità della giada è l’eco di quella che regola l’armonia fra il cielo e la terra. In forma di cerchio con un foro al centro è infatti il simbolo del cielo. Si dice che la giada si formi nella terra per effetto del fulmine, cioè dell’attività celeste. Tale fecondazione cosmica è l’immagine della formazione dell” Embrione Immortale” da parte dell’alchimia interna.
Analizzato psicologicamente questo movimento, che segue immediatamente “accarezzare la criniera del cavallo”, potrebbe significare che l’uomo dal suo centro comincia a tessere la propria vita per creare nuovi preziosi accadimenti, ed è libero di muoversi nelle quattro direzioni dello spazio e nelle quattro stagioni del tempo. Non più soggiogato e vittima degli eventi ne è il padrone e il tessitore.

Il serpente che striscia
Il serpente e l’uomo sono l’inizio e la fine del processo evolutivo perchè il serpente, creatura fredda senza zampe nèpeli, può esserne considerato l’inizio mentre l’uomo attualmente è il risultato finale del percorso genetico dell’evoluzione. In questo senso l’uomo e il serpente sono opposti ma anche complementari. Il serpente rappresenta un complesso archetipale legato alla fredda, vischiosa e sotterranea notte delle origini. E’ la vita nella sua latenza, lo strato più profondo della vita. E’ il potenziale da cui provengono tutte le manifestazioni. Il serpente gioca con i sessi: è maschio e femmina insieme, gemello di se stesso come i grandi Dei creatori che nelle loro prime rappresentazioni sono sempre serpenti cosmici. Egli abita le pieghe più profonde della terra e della coscienza.
Sul piano umano è uno dei più importanti archetipi: esso è infatti simbolo dell’anima e della libido.Un simbolismo particolare emana dall’Uroboros, il serpente che si mangia la coda: è simbolo di manifestazione e riassorbimento ciclico; è in unione sessuale con se stesso, come indica la coda infilata in bocca; è perpetua trasformazione della morte in vita, poichè i denti aguzzi iniettano il veleno nel suo stesso corpo; è la morte che viene dalla vita e la vita che nasce dalla morte. L’Uroboros richiama l’immagine del cerchio, ma in modo dinamico, come la ruota, in apparenza immobile perchè gira su se stesso ma in effetti infinito perchè torna sempre a sè. Egli è promotore non solo della vita ma anche della morte: ha creato il tempo, come la vita, da se stesso.
Il serpente si identifica spesso con il drago che è il simbolo del guardiano dei tesori nascosti, perciò il nemico da sconfiggere per prenderne possesso. Il drago cinese procura l’immortalità: i draghi volanti sono le cavalcature degli immortali e li portano in cielo. L’apparizione del drago corrisponde all’aumento dello Yang, alla primavera, al verde; il drago si leva nel cielo all’equinozio di primavera e sprofonda nell’abisso all’equinozio d’autunno. L’ambivalenza del drago è espressa dal fatto di essere Yang in quanto segno della primavera, dell’attività celeste e Yin in quanto sovrano delle regioni acquatiche; Yang perchè si identifica con il cavallo ed il leone, animale solari; Yin perchè, essendo metamorfosi di un pesce, si identifica con il serpente.
L’analisi junghiana della lotta tra il l’eroe e il drago lascia apparire il tema archetipo del trionfo dell’io sulle tendenze regressive. Nella maggior parte delle persone il lato tenebroso e negativo della personalità resta inconscio. L’eroe, al contrario, deve rendersi conto che l’ombra esiste e che egli può trarne forza; deve accordarsi con i suoi poteri distruttivi se vuole diventare forte per vincere il drago. In altre parole l’io non può trionfare prime di aver dominato e assimilato l’ombra: il drago è innanzi tutto in noi stessi. Dice Rilke: “Tutti i draghi della nostra vita sono forse delle principesse che attendono di vederci arrivare belli e coraggiosi. Tutte le cose terrificanti hanno bisogno di soccorso e sono in attesa del nostro aiuto”.
Il movimento del serpente che striscia è ripetuto due volte nella terza parte della sequenza: esso esprime la risoluzione degli opposti che nel primo “serpente che striscia”, dopo le nuvole di cui si è già scritto, risolve nel “gallo d’oro o fagiano dorato”, quindi dalla libido all’armonia tra spirito e materia.Mentre il secondo serpente, che è seguito dalle “sette stelle”, simboleggia l’anelito dell’anima verso la trascendenza spirituale.

Il gallo d’oro o fagiano dorato
Il gallo d’oro ha in Cina un ruolo particolarmente benefico: in primo luogo perchè il carattere cinese che lo designa è omofono di quello che significa “di buon augurio, favorevole”; inoltre il suo portamento e comportamento lo rendono adatto a rappresentare le cinque virtù:
• • • le virtù civili per la cresta, che lo fa somigliare a un mandarino,
• • • le virtù militari, per gli speroni,
• • • il coraggio, per il suo comportamento in combattimento
• • • la bontà, perchè divide il suo cibo con le galline,
• • • la fiducia con la quale annuncia ogni volta il levare del giorno.
Il fagiano è simbolo dell’armonia cosmica per il suo canto e la sua danza. Col ritmo delle stagioni il fagiano si trasforma in serpente e viceversa; il fagiano è Yang, il serpente Yin quindi essi sono il ritmo e l’alternanza universali. Come il gallo anche il fagiano è abbinato al serpente per il trasformarsi dell’uno nell’altro. Essi segnano una fase dell’evoluzione interiore ossia l’integrazione delle forze sotterranee sul piano della vita personale, in cui lo spirito e la materia si equilibrano in un’unità armonica.

Formare le sette stelle
Formare le sette stelle origina dall’esagramma 55, FENG, abbondanza. Il giudizio dice “sii uguale al sole a mezzogiorno” e si riferisce alle due mani incrociate a pugno sul petto. Il trigramma al secondo posto vuol dire “allora la stella polare può essere vista a mezzogiorno”. Le stelle polari sono un insieme di sette stelle ed il fatto di averle menzionate mette in relazione l’esagramma col movimento. Il commento all’esagramma fa il punto sull’aumento e la diminuzione di ciò che accade in natura:
“quando il sole è a mezzogiorno comincia a tramontare”.
Associando il numero 4, simbolo della terra con i quattro punti cardinale, e il numero 3, simbolo del cielo, si ottiene il numero 7 che è universalmente il simbolo della totalità dell’universo in movimento; esso è anche la perfezione dei numeri Yang. Il 7 è inoltre la somma di 4, simbolo del sesso femminile, e di 3, simbolo di quello maschile; perciò è l’unione dei contrari, la fine del dualismo e anche il simbolo di unità e perfezione, ossia dell’uomo completo. Nei racconti e nelle leggende questo numero esprime i 7 stati della materia, i 7 gradi della coscienza e le 7 tappe dell’evoluzione:
1- coscienza del corpo fisico: desideri placati in modo elementare e brutale;
2- coscienza dell’emozione: le pulsioni si complicano con il sentimento e l’immaginazione;
3- coscienza dell’intelligenza: il soggetto classifica, ordina, ragiona;
4- coscienza dell’intuizione: si percepiscono le relazioni con l’inconscio;
5- coscienza della spiritualità: distacco dalla vita materiale;
6- coscienza della volontà: il sapere passa nell’azione;
7- coscienza della vita: dirige ogni attività verso la vita eterna e la salvezza.

Le 7 stelle che formano l’Orsa Maggiore sono la dimora dei 7 Rishi, gli asceti simboli della saggezza e della tradizione primordiale. La costellazione è quindi nello stesso tempo la dimora degli immortali e il centro in cui si conserva la conoscenza tradizionale. La Stella Polare, che fu originariamente una stella dell’Orsa Maggiore, è la dimora del Taiji, l’Unità Suprema: ha un ruolo privilegiato nella simbolica universale perchè è il centro assoluto intorno al quale ruota eternamente il firmamento. In riferimento alla Stella Polare si definiscono le posizioni delle altre stelle, quelle dei navigatori, dei nomadi, ecc.; essa è anche chiamata trave, ombelico, porta del cielo, stella ombelicale del Nord. Se il primo serpente nella sequenza si trasforma nel gallo o fagiano dorato, perciò simbolo dell’armonia sul piano personale, il secondo si conclude con le sette stelle, con l’elevazione spirituale dell’uomo verso il Taiji, l’Unità Suprema.

Cavalcare la tigre alla montagna
Questo movimento è un simbolo molto potente perchè, oltre al significato già analizzato della tigre e della montagna, include quello del cavalcare. Cavalcare la tigre potrebbe significare aver sottomesso la parte animale dell’uomo riconoscendone però le sue qualità materiali ed avere la libera scelta di potersene servire all’occorenza senza esserne schiavi. La tigre è anche simbolo della cavalcatura degli Immortali, il cui significato in questa sede potrebbe essere che “colui che cavalca la tigre può divenire Sciamano, oppure proseguire il viaggio verso la conoscenza completa”.
Psicosinteticamente questo movimento si potrebbe leggere come: l’uomo con la coscienza non più offuscata può diventare “spettatore” degli accadimenti ed inoltre essendosi disidentificato dalle sue varie sub-personalità ha la libertà di scegliere il ruolo da interpretare nella vita quotidiana.

Girare e cogliere il fior di loto
Girare il corpo ed eseguire il calcio del loto è per l’Yi-Jing l’esagramma 64. L’analisi dei trigrammi da come risultato: “gira l’intero corpo come una ruota, la perseveranza porta fortuna, il rimorso sparisce. Colpisci, così porti disciplina al Paese del Diavolo”. Colpisci, si riferisce al calcio indirizzato alla metà del corpo dell’avversario. Il trigramma K’an, il primo dell’esagramma letto iniziando dal basso vuole dire oltre che acqua e ruota anche “rene” che per i taoisti è il Paese del Diavolo. Il simbolismo del loto in estremo Oriente presenta numerosi aspetti: i principali derivano dalle particolarità di questo fiore che si distende sulle acque stagnanti.
Simbolo di purezza perchè pur nascendo da acque paludose non è macchiato da esse; è inoltre simbolo dell’apertura spirituale perchè, uscito dal buio, si espande in piena luce. Il bocciolo del loto rappresenta la manifestazione che esce dal caos primordiale - le acque stagnanti - e si schiude in superficie simboleggiando l’uovo del mondo, che contiene tutte le possibilità del cosmo, oltre a quelle umane essendo l’uovo anche simbolo del cuore umano. Perciò lo schiudersi del fiore di loto rappresenta al rottura del guscio dell’uovo cosmico ed anche l’apertura del cuore dell’uomo. Si può perciò dire che il simbolo essoterico del loto è la creazione in senso lato, generata dal seme primordiale nelle acque cosmiche: il loto è la terra che fuoriesce da quelle acque.
Esotericamente è il simbolo del piano spirituale all’interno del cuore. Il loto tradizionale ha otto petali come lo spazio che ha otto direzioni ed è simbolo dell’armonia cosmica. E’ anche simbolo del tempo perchè sulla stessa pianta si trovano simultaneamente i semi, i boccioli ed i fiori che rappresentano il passato, il presente ed il futuro.
Gli orientali all’idea della purezza aggiungono al simbolo del loto quello della sobrietà e della rettitudine e ne fanno l’emblema del saggio che può rimanere puro e intatto in mezzo alla società e alle sue aggressioni senza aver bisogno di ritirarsi fuori dal mondo come un eremita.
Molti altri significati ha l’analisi del loto: la fermezza, data dalla rigidità dello stelo; la prosperità, data dalla rigogliosità della pianta; l’armonia coniugale, simboleggiata da due fiori che crescono sullo stesso stelo. Psicologicamente il calcio del loto rappresenta la possibilità per l’uomo di esprimere tutte le sue potenzialità spirituali, avendo nel movimento precedente “cavalcare la tigre” sottomesso e superato le esigenze della sua personalità. Il trigramma K’an, i reni, il Paese del Diavolo, sono la sede del Jing, dell’essenza ed anche dell’energia sessuale; il calcio del loto, che ha come bersaglio questa zona, potrebbe significare il superamento e la sublimazione del sesso, raggiunti dal saggio.

Tirare sulla tigre con l’arco
Molti simboli ci sono in questo movimento: la freccia, l’arco e la tigre della quale si è gia detto in precedenza. Il simbolismo della freccia è molteplice: è il superamento delle condizioni normali, infatti indica la direzione in cui si ricerca l’identificazione nel senso che, solo differenziandosi, un essere raggiunge la sua identità, individualità e personalità. La freccia è anche simbolo della conoscenza rapida, della decisione e della sintesi. Inoltre essa è simbolo degli scambi tra terra e cielo: in senso discendente è un’attributo della potenza divina sia come raggio di luce che come fulmine punitivo. In senso ascendente, significa la rettitudine che sfidando la gravità realizza la liberazione dalle condizioni terrene. Associata all’arco la freccia è simbolo dell’amore ed è un attributo della tensione vitale: penetra nel centro come il principio maschile si introduce nell’elemento femminile. In senso mistico rappresenta la ricerca dell’unione divina; è inoltre simbolo del destino e nell’esoterismo religioso manifesta la volontà divina, l’autorità spirituale e il potere supremo di decisione. Teso verso l’alto, l’arco è anche simbolo della sublimazione dei desideri. Il significato totale del movimento analizzato psicologicamente potrebbe essere che, dopo aver cavalcato la tigre, perciò sottomesso la parte istintuale dell’uomo, averla purificata con il calcio del loto, è necessario per poter diventare un iniziato tirare con l’arco sulla tigre, quindi eliminare completamente la parte più materiale per liberarsi della condizione umana.
Dice Jou Tsung Hwa nel Tao del Taiji-Quan:
...”Il principio del Taiji-Quan di usare l’immobilità nel movimento in modo da padroneggiare l’azione attraverso la non-azione, implica che ogni forma esteriore dovrebbe manifestare una percezione interiore di immobilità. Il fine è quello di diventare più tranquilli interiormente, allo scopo di influenzare l’esterno. Possiamo quindi concludere che il fine ultimo del Taiji-Quan è di passare attraverso una sempre maggiore comprensione dei suoi aspetti marziali e terapeutici, per giungere infine a un più alto livello spirituale che può condurre alla realizzazione del TAO. Come disse Chang-San-Feng: se si pone l’accento solo sull’aspetto dell’Arte Marziale si perderà la parte più importante della filosofia del Taij-Quan.”
E’ molto tempo ormai che nella vita quotidiana il simbolo del Taiji mi aiuta a ritrovare l’equilibrio e la serenità. Il principio di relatività, che suggerisce il simbolo, è diventato parte della mia esistenza e la sua applicazione fa parte dell’esperienza quotidiana.

Caratterialmente, rispetto al simbolo, ritengo di essere molto Yang, quindi positiva e dinamica: non amo le cose ripetitive perchè mi annoiano. Eppure....il mio punto nero ne bianco è proprio il Taiji-Quan: sono più di venti anni che lo ripeto metodicamente, uguale a se stesso, senza variazioni, con il piacere di riscoprirlo ogni volta.

 

 

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