Caro marito, rispondo volentieri alla tua lettera, anche se rischio di sembrarti un po' scurrile.
Tu hai ragione, anche a me non va di strillare da una stanza all'altra che poi tutti i vicini sentono tutto. Anch'io devo dirti qualcosa di molto riservato.
Tu hai ragione a darmi ragione: tu in qualche modo sei impotente.
Tu mi chiedi: "Come si fa quella cosa lì a distanza di un metro? Come si può a partecipare all'aumento demografico? "
Posso risponderti, ma un po' mi vergogno.


Cara moglie, scusa se ti scrivo, ma non mi va di strillare da una stanza all'altra che poi sentono tutti i vicini. Quel che devo dirti è cosa delicata. Ma non mi va di parlare ancora col cellulare, da una stanza all'altra, mi brucia l'orecchio e poi si finisce sempre per litiga'. Allora ho deciso: ti scrivo. Perché quel che voglio chiederti è cosa molto delicata. Una questione demografica. Un po' mi vergogno. Mi scuserai se posso sembrarti scurrile.


Penso che il farmacista abbia un'abilità unica e sempre più preziosa: il mortaio.

In fondo lui deve sapere di tutto, di chimica, ma non è un chimico, di fisica e non è un fisico, tantomeno un biologo, un medico, un imprenditore, un comunicatore, un filosofo. Può anche specializzarsi su un particolare farmaco, ce ne sono a bizzeffe, ma deve comunque tener presente tutte le risorse terapeutiche che possono aiutare una persona a stare in salute. E deve stare lì, a livello marciapiede, senza necessari appuntamenti, a disposizione di persone diverse l'una dall'altra.


Questo ti voglio dire
ci dovevamo fermare.
Lo sapevamo. Lo sentivamo tutti
ch’era troppo furioso
il nostro fare. Stare dentro le cose.
Tutti fuori di noi.
Agitare ogni ora – farla fruttare.

Eh già, noi stiamo ancora qua! Mentre qui so' fuori tutti matti. Questa è la verità. 
Rocco Cassese, "scrittore orale", ha vinto due primi premi al 7° Concorso Letterario Altipiani di Arcinazzo. Abbiamo l'onore di averlo a Radio CaGa

Eh già, noi stiamo ancora qua. Mentre qui so' fuori tutti matti. Questa è la verità. Ve lo dico io che ci ho la cartella clinica. Il mondo si è capovolto. Tutti oggi dicono quello che gli pare. 

Coronavirus, la scienza, la filosofia

Lo diceva sempre mia nonna: "In qualsiasi momento ti può cadere una tegola in testa". Quando ero piccolo, la sera, quando tutta la famiglia si ritrovava intorno ad un tavolo era una gran festa: "Siamo ancora tutti vivi". I miei erano appena usciti da una guerra, la vita per loro era anche fortuna. Avevano imparato che la vita la si vive ogni giorno, che è una continua emergenza, che è movimento, è mutamento, crescita e morte.