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Scoperta in Europa una nuova malattia degenerativa, provvisoriamente chiamata “Egoico-Borsite”.
In pericolo il 60% della popolazione mondiale.

Per poter spiegare semplicemente questa patologia moderna, che si manifesta con ansia, stress, stagnazione e depressione cronica, posso solo ricorrere all’esempio del mio paese. Parto da un principio scientifico: “Ciò che è valido nel particolare lo è nell’universale”, vale a dire che se una legge è valida nel grande lo deve essere anche nel piccolo. Ritenendo quindi che gli organi di un corpo umano siano comparabili a quello del corpo collettivo, immagino che anche il benessere di un paese dipenda dall’equilibrio tra le sue tre componenti organiche (Corpo-Mente-Energia) e da un costante dialogo tra i suoi cinque organi fondamentali (Cuore, Fegato, Polmoni, Reni e Milza). In questo trovo riscontro nel pensiero del filosofo che dice: “La società è come un tavolo a tre gambe, Cultura- Politica-Economia, se una delle tre è più corta il tavolo zoppica.”


Quel che invece sta accadendo ora nell’uomo ha dell’incredibile, una degenerazione quasi inspiegabile. Ma ecco che la situazione del mio paese può aiutarmi a comprendere. Quando nell’organismo si interrompe il dialogo tra i vari organi, l’uomo è destinato alla malattia. Se poi per anni non si ascoltano gli allarmi, anzi li si zittiscono con cortisone e calmanti, la patologia tende a cronicizzare e ad impregnarsi nelle cellule. La malattia così diventa cronica, e diventa ancor più complesso il lavoro del cervello che non riesce a farsene una ragione, perché questo dovrebbe essere il suo mestiere. Anzi, abituato a comandare, il povero cervello, che da tempo ha perso contatto con la diversità delle sue cellule, in più ha lasciato atrofizzare l’emisfero destro, quello del sogno e dell’ideale, si trova totalmente sguarnito. Ma non può cedere il potere delle ‘aree cerebrali superiori’ ad un ‘corpo stupido’! Dovrebbe cambiare pensiero e abitudini, sospendere opinioni e giudizi, essere consapevole delle proprie competenze e risorse, ma questa è una cosa complessa e difficile.

Intanto la guerra intestina continua e diventa un atteggiamento mentale. Tra una diarrea cogitativa e l’altra si cerca l’organo responsabile di tutto. “E’ il fegato che si fa il fegato”, “Il cuore che batte troppo forte”, “il rene che ormai serve solo a fare pipì”, di qualcosa o qualcuno bisogna lamentarsi, altrimenti si rischia di dover ricominciare da capo. Finché finalmente si trova la soluzione: “Dare la colpa al medico e agli ospedali”. Ma intanto si è moribondi, per non dire in via di estinzione.
Più o meno quel che sta accadendo nell’organismo Paese. L’esempio del mio paese è chiarificante, mi da l’opportunità di comprendere appieno quel che sto dicendo. Non solo nel mio paese i vari organi non dialogano tra loro, mettiamo tra commercianti, albergatori, amministratori, professionisti e studenti, ma all’interno di ogni organo si continua a lottare e a dividersi: non un’associazione commercianti, ma due, non una associazione albergatori, ma tre, persino per andare in pellegrinaggio alla Santissima c’è una guerra tra gruppi. Immaginiamo un fegato dove la cistifellea reclama indipendenza lamentandosi di quelle cellule epatiche che, stressate da troppi additivi e percentuali, non filtrano bene la carne di una mucca allevata in batteria e nutrita di escrementi.

Il problema è che a questo punto scatta un meccanismo che i medici chiamano “Impregnazione cellulare”. Significa che, nel nostro circuito cerebrale e propiocettivo, si sono sedimentati collegamenti ‘tossici’ e il cervello invia a tutte le cellule lo stesso messaggio conflittuale. L’atteggiamento della paura e della concorrenza si diffonde sempre più raggiungendo il nucleo delle cellule, così che ognuna comincia a pensare di poter fare tutto da sola, di avere lei sola un progetto vitale per l’intero organismo. Forse questo concetto è difficile e può venirci ancora in aiuto l’esempio del mio paese, dove ogni persona ha un suo progetto risolutivo, una sua formula magica, la soluzione a tutti i problemi. Paradossalmente questo è un sintomo assai grave. La scienza lo spiega bene: dal momento che io nutro un’aspettativa creo delle precondizioni che portano inevitabilmente a denigrare qualsiasi altro progetto perché vanificherebbe il mio. Ecco allora la guerra tra bande, cancro dell’umanità.

Questo meccanismo impedisce inoltre la condivisione di un orizzonte, cioè la possibilità di dare una risposta comune all’eterna domanda: “Dove cavolo stiamo andando?”. Eppure ad esempio, quando camminiamo per andare al bagno, avendo le nostre cellule un obiettivo comune, fare pipì, il nostro corpo si muove armonicamente attivando tutte le articolazioni, organi, muscoli e tessuti, dagli occhi agli alluci. Forse non ci rendiamo conto di quanto siamo complessi e meravigliosi. Se qualcosa posso fare per guarire dalla Egoico-Borsite è solo richiedere al mio corpo di fare bene il suo lavoro, ogni organo con competenza e integrazione. E passo dopo passo dirigermi sulla via dell’ascolto e della partecipazione, presupposti indispensabili per ogni guarigione. L’importante, diceva il saggio, è essere sulla via.