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Sarei voluto andare a salutarlo, per dirgli: “Caro Dario, solo ora ci rendiamo veramente conto di come tu sia stato un nostro Maestro, un Grande Maestro di Giocosa Arte.” Gli avrei raccontato che la nostra associazione “Giocosa Arte” nacque nel 1983, ma che solo oggi abbiamo capito come l’insegnamento del premio Nobel Dario Fo ha influito sulla ricerca che stiamo perseguendo da anni: “Il rapporto educativo con la Salute, la Malattia, il Dolore, la Morte.”

Durante il suo funerale sono accadute tre cose che sono insegnamenti fondamentali per chi si occupa di Educazione alla Salute. Il primo è in quel che ha dichiarato suo figlio Jacopo:

"...Ed è morto senza che ci si accanisse su di lui terapeuticamente… È morto bene, nel sonno, mentre gli eravamo vicini. Credo che di più a una vita non si possa chiedere. E forse la sua resistenza di fronte alla morte potrebbe essere utile perché finalmente l’arte, la passione e la solidarietà vengano ammessi nei protocolli medici e prescritti dai dottori sulle ricette mediche insieme ai farmaci: “Tutti i giorni dopo i pasti aiutare qualcuno e fare arte”.
Non è forse questo che andiamo ripetendo e applicando da anni con i farmalibri, il Cantiere Salute, Sperimentango, tutti insieme per fare Giocosa Arte? Non è forse l’Arte, la pratica di un’Arte, il principio di ogni terapia?

Il secondo fatto è esilarante. Era ovvio ci fosse la banda, però era una banda tutta particolare: chiunque poteva portare il suo strumento e suonare insieme. Una cosa stupenda e terapeutica, perché l’arte diventa tale quando solo quando é fruibile, attiva, partecipata. Quando il 6 febbraio presso MusicApolis di Alatri proponemmo l’evento “Artearsi per Giocare” il trucco è stato proprio questo: nelle diverse sale tutti potevano intervenire con la loro proposta artistica, chiunque poteva inserirsi e suonare coi musicisti, n essuno è riuscito a restare semplice spettatore. Dimostrazione pratica che noi non abbiamo inventato nulla e siamo debitori del Grande Dario.

A questo punto potete ben immaginare quale musica suonava la banda. C’erano anche tanti bambini. Nella piazza una gioiosa aria di sberleffo. Non che la malattia, la morte, non siano cose serie da non prendere sottogamba, tutt’altro, ma si può guardarla in faccia e dirle: “Bene. Io sono qui. Intanto io sorrido e me la canto.” Fondamentale l’ironia, l’autoironia, la leggerezza.
Nella quarta di copertina delle Filastrocche di Fata Ricotta (2001) scrivemmo questa frase: “Non nascondere mai malattia, dolore, morte, ma trasformarli in leggerezza.” Ovvero “in filastrocca” alla maniera che ci ha insegnato Dario Fo. Non è forse quello che facciamo ogni mercoledì insieme ai nostri “amici mezzi matti” al Centro La Bussola?
Quindi possiamo ben dirlo: “Dario Fo è stato nostro Grande Maestro. Grazie.”

Nota: Evento "Artearsi per Giocare", 7 febbraio 2016, MusicApolis Alatri, Cantiere Salute

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