Questo sito web utilizza i cookies per fini statistici ed informativi, senza raccogliere dati personali. Consulta la sezione Privacy per approfondimenti.

Stampa
Stella inattivaStella inattivaStella inattivaStella inattivaStella inattiva
 


Cara moglie, scusa se ti scrivo, ma non mi va di strillare da una stanza all'altra che poi sentono tutti i vicini. Quel che devo dirti è cosa delicata. Ma non mi va di parlare ancora col cellulare, da una stanza all'altra, mi brucia l'orecchio e poi si finisce sempre per litiga'. Allora ho deciso: ti scrivo. Perché quel che voglio chiederti è cosa molto delicata. Una questione demografica. Un po' mi vergogno. Mi scuserai se posso sembrarti scurrile.

Le statistiche dicono che ci si attende un aumento demografico, per via di questo coronavirus, allora io mi chiedo, come si fa a fare quella cosa lì a distanza minima di un metro? Tu mi accusi che sono impotente, ma ti giuro, nessuno mai mi ha insegnato come si fa.

Già che mi hai cacciato dal letto matrimoniale e sono andato a dormire a studio, già che si mangia a camere separate, tu sulla poltrona davanti alla tv ormai assuefatta a numeri pandemici e patatine fritte. (Ci Ti preoccupa il virus, giusto, ma non il colesterolo). Quel che non sopporto, ti prego, è il semaforo sulle scale. Quella luce, ora verde ora rossa, di notte rimbalza allo specchio e mi acceca anche se sto dormendo. Faccio come vuoi, quando ci si incrocia trattengo il respiro, apnea assoluta.

L'attesa di un miglioramento demografico - tu hai ragione - ci carica di responsabilità. Il nostro primo dovere naturale di sopravvivenza è procreare - concordo pienamente. Con questa storia del virus, ce ne siamo resi tutti conto. Sono d'accordo, ma da lì ad accusarmi di impotenza ce ne vuole. Io non capisco come fanno gli altri. L'ho chiesto all'amico Ezio e lui si è messo a ridere sotto i baffi, come chi vuole nascondere un segreto. Lui è un hacker, sa come si fa, la soluzione è sicuramente informatica, ne son sicuro, ma io non ho trovato nessun toll. E il mio - lo hai detto tu - non è ben attrezzato. 

Io faccio sempre come vuoi: otto bidè al giorno all'ipoclorito. dieci gargarismi profondi al limone, amuchina nel taschino con timer automatizzato ogni venti minuti, camere, cucine, bagni, spogliatoi e tv sperate, sempre con la tripla mascherina carbone radioattivo, anche per gli altri virus che non si sa mai - hai ragione.
Facciamolo come vuoi tu.  Dalle 18 mmi chiudo in camera, che tanto i bar sono chiusi, e tu ti stendi sul divano, ti aspetto fino a quando il semaforo diventa rosso - faccio tutto come vuoi. Ti abbraccio come vuoi, ti bacio come vuoi, ti amo come vuoi, purché alla minima distanza di un metro e ottanta - d'accordo, lo dice il Ministero. Ma allora, a questo punto, scusa se mi permetto, ma io non lo so, dimmelo tu, anche se può sembrarti scurrile: "Come si fa quella cosa lì? Come possiamo a partecipare all'aumento demografico? "

L'amore ai tempi di Covid19 - seconda puntata