Blog Brilli

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Trattato assai breve sul Tai Ji, Sesso e Amore.

C’è nel Tai Ji Nei Gong una forza “esplosiva” che viene chiamata “Fa Jin”. Il Tai Ji è un’arte di saggezza che tende, come sempre accade in natura, alla “massima efficacia con il minimo sforzo”. Si cerca cioè di fare come gli animali, ad esempio un serpente, o pure un gatto, che se ne sta tranquillo e sornione, ma intanto è sempre pronto allo scatto. Anche l’uomo dovrebbe fare così: soprattutto ad una certa età si deve tendere a conservare l’energia, a sapere che c’è, a non disperderla in cose inutili. Qualcuno la chiama saggezza, ma va anche bene pigrizia.

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 “Un uomo è ricco quando spende meno di quanto guadagna”

Nonna diceva che in gioventù era stata amica del principe di Costantinopoli, dell’esarca di Ravenna e del conte palatino cavaliere del sacro Romano Impero, un tal Antonio Griffo Flavio Ducas Gagliardi De Curtis, che lei, sin da bambina, chiamava Totò. Si vantava anzi che, essendo nata a Napoli nel 1898, lei il 2 agosto e lui il 15 febbraio, erano cresciuti insieme ed era stata lei, all’età di quattro anni a chiamarlo così.

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“Che tipo Tito Flavio!” si disse con un sorriso.
Ricordò la sua ultima lezione: “Il mito del serpente nell’arte erotica amatoria romana.” Le era piaciuta molto, e la ricordava parola per parola, la sua spiegazione sul significato di “Fare l’Amore”.
“Ora ascoltate ogni parola e conservatela sempre. Io vi dico: per comprendere l’Amore bisogna innanzitutto praticarlo.

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Caro amico, ci siamo, oggi pubblichiamo l’ultimo capitolo della "Formula di VinJi", il cinquantaduesimo capitolo.
Io sono stato ai patti, 52 capitoli, uno a settimana per un intero anno.  Ci ho messo un bell’impegno, ma mi sono divertito e in più ho viaggiato in un mondo fantastico. Solo alla fine mi sono accordo che in fondo non ho fatto altro che volare come Peter Pan e immaginare una Città del Sole. Mi sono accorto di aver vissuto in un mondo virtuale, comunque assai più divertente di un videogioco sullo smart.  

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Devo riconoscerlo, non riesco più a parlare con nessuno, da nessuna parte, sul lavoro, in famiglia, con gli amici, forse nemmeno più con me stesso. Appena inizio a dire qualcosa, o anche solo a pensarla, subito mi interrompe una domanda: “Dove vuoi arrivare?” o un’affermazione definitiva: “Io so dove vuoi arrivare.”
Sembra che appena uscita dalla bocca la parola segua un percorso predefinito e deve per forza arrivare da qualche parte. Dove vuole arrivare già si sa. Accade  come in un famoso verso popolare: “… era lì che voleva volare l’uccellino della comare”. Abitudini e precondizioni sono come dei vortici che catturano le parole e le fanno precipitare in un abisso di ovvietà unite solo dalla logica del funziona così. “E chi non piscia in compagnia o è un ladro o una spia”.

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Caro amico ti scrivo così mi distruggo un po', e visto che hai cancellato il tuo profilo, su wattsapp ti scriverò.
Da quando sei sparito non c'è una sola novità: l'anno vecchio è finito ormai, quello nuovo ancora non si sa.
Si ciatta sempre la sera compreso quando è festa, c'è chi non apre più nemmeno la finestra.
Si sta così a digitare per intere settimane, e chi non ha qualcosa da dire può cliccare sui ‘mi piace’.

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C’è un bel gioco che si può fare senza spendere un soldo e con il quale si vince sempre. Ve lo dico gratis perché  fa parte del gioco. Infatti sul #Promemoria c’è scritto: “Fare una cosa inutile”, “Buttare lì qualcosa e andare via “, “Dare le perle ai porci.” La regola fondamentale del gioco #Promemoria è che si possono scrivere solo azioni che non servono a niente. Ad esempio io, in questo preciso istante, penso che non serva a niente raccontarvi questo mio piccolo segreto.

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Voi non ci crederete, ma io ho un amico che esercita un mestiere sacro e antico. Si chiama Pedro e fa per lavoro l’incisore della fede. La sua pratica è antica, tramandata da generazioni. Suo padre incideva le medaglie al valore dei morti in guerra. In realtà lui è orafo e gioielliere, ma si è specializzato ad incidere i nomi degli amanti all’interno delle fedi, sia d’oro che d’argento, o sui due cuoricini infilzati che oggi gli amanti mettono a pendaglio. Il suo è un lavoro delicato e prezioso, lui lo compie con la dovuta attenzione e professionalità. Esercita il suo mestiere come se fosse un sacerdote. Io gli dico: “Mi sembri uno stregone.” Lui risponde: “Ti sbagli, la mia è una missione”. Adesso voi mi direte se Pedro è un genio o un mezzo matto.