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Oggi, quando sono entrato, era stracontento. Vorrei dire ‘felice’ se non fosse una parola grossa. Eppure quel volto sereno, quel largo sorriso, la brillantezza del suo sguardo, dovrebbero essere descritti proprio con quella parola ormai irrimediabilmente spot-tanata.
Arturo mi accoglie facendo un balzo dalla sedia e predisponendosi all’abbraccio. Mi assalta con un fuggevole bacio di lato, come suo solito, ma stavolta scivola con le labbra verso il mio orecchio. Poi con un lieve sussurro, allargando la lettera ‘a’ come un vento fugace: “Ci siamo!”

Mi scosto, lo guardo, mi guarda. Alzo leggermente il mento, aggrotto le ciglia. Lui allunga il collo e nel suo occhio destro brillano tre stelle. Un altro sussurro, stavolta allungando oltremodo la penultima ‘o’: “La fine del mondo.”

Arturo, che io preferisco chiamare Mister Arguto per via delle sue ignobili intuizioni, viene al Centro per una sorta di schizofrenia primaria: di notte gli parla “la Voce della Verità”. Secondo i dottori si tratta di una malattia degenerativa che deve essere costantemente sedata con primetinzolamina, secondo il mio modesto parere è una risorsa che dovrebbe essere utilizzata dal governo della città. Per questo noi del Centro lo chiamiamo scherzosamente Mister Arguto, ed io gli do credito, ma di nascosto, per non innervosire la psichiatria ufficiale. In fondo sono solo un volontario, eppure anche io sento voci, la notte quando scrivo, mi parlano Dante… Shakespeare… Joyce… Per i dottori è ‘ispirazione poetica’ e così, mio malgrado, resto un semplice volontario.

Arturo mi accoglie sempre con un mezzo sorriso, ma oggi non sta nella pelle. Ripete più volte, sottovoce, “Ci siamo, ecco la fine del mondo!”  Mi prende sottobraccio, mi conduce nella sala musica, si siede su uno sgabello, mi indica la sedia.  Mi accomodo. Si china verso di me. Sono curioso. Sorride. Mi lascio condurre. “La fine del mondo, ti dico, questo è sicuro, quant’è vero che mi chiamo Arturo.”
Accenno d'assenso. Continua didascalico: “C’è un momento in cui per tutti vivere diventa sopravvivere, la ragione si stacca dal corpo, il cuore dimentica il sogno, l’uomo si divide dall’uomo, ogni tragedia diventa personale e l’erba del vicino è sempre più verde.”
Unisco indice a medio destri più volte, è un nostro gergo personale. Ma lui insiste: “Insomma, ti dico che siamo alla fine del mondo.” Poi zittisce di colpo. Ora devo dire qualcosa io. “Il tuo vago sentire mi sembra troppo generico per codesta conclusione così catastrofica!”, dico.  Si alza di scatto. Nervoso. Inizia a camminare avanti e indietro gesticolando. “Ma dico”, grida, “non mi credi?”, chiede, “cosa ti manca!”, minaccia.
“Catastrofi. Deflagrazioni. Mutazioni cerebelliche. Devastazioni. Terremoti. Depressioni. Repressioni. Scioglimento di ghiacciai e di ghiaccioli. Mancanza di calore e di corrente. Nevicate solenni, alluvioni, siccità, carestie, bombe stupide e intelligenti. Tsunami. Urla e tempeste. Orgoglio e pregiudizio. Uomini e topi. Paura della paura, terrore del cambiamento. Guerre stellari tra miseri e poveri. Gas nervini, nerastri, erosismici. Nevrosi, perdita di valori, soppressioni di talenti. Giovani vecchi e vecchi giovani, nel mezzo il nulla. Cambi climatici, civili, sociali, digitali, tutto pur di non cambiare niente…”

Lo interrompo con un grido e un gesto eloquente: “Basta. Ho capito.” Mi rialzo, furioso. “Gli altri mi aspettano di là.” Aggiungo: “Stai mettendo tutto insieme senza né capo né coda, detto così sembra che tutto capiti in un istante.” Ed esco. Lui intanto si siede e mette il broncio.
La mia lezione di pratica scivola via senza né capo né coda. Sono preoccupato, da tempo non lo vedevo così. “L’ho deluso. ho il timore di una crisi”. Forse, penso, ha toccato un mio nervo scoperto. Forse, mi dico, anch’io la penso così. Ma forse, decido, ho terrore di pensarlo. “Devo rimediare”.
Infine torno da lui, è ancora seduto come lo avevo lasciato, con il broncio. Mi avvicino per chiedergli scusa. “Siediti” mi dice, “e ragiona.” Il suo tono è calmo, professorale: “Tu pensi davvero che la fine del mondo avvenga in un clic di mouse? Credi davvero che il mondo possa finire, diciamo, in 24 ore? Ok, tu pensi bene, ma il tuo problema è che non sei relativo.”

La lezione di Arturo: “Ammettiamo per ipotesi che una fine del mondo che si rispetti avvenga in soli tre giorni. Tre giorni di passione, poi verrà la resurrezione, non ti dici cristiano? Cosa sono tre giorni per Dio? Ricorda che Lui è un matematico. Facciamo un po’ di conti. Un Anno Cosmico dura 25.800 anni, si divide in 12 mesi, uno per costellazione. Inizia con l’Acquario e finisce con i Pesci. Ora è finito un anno, siamo entrati nell’Era dell’Acquario. Sei d’accordo? Quindi ogni mese dura all’incirca 2.150 anni. Durante il passaggio da un mese e l’altro, è la ‘precessione degli equinozi’, sono sempre accadute cosa straordinarie, il diluvio universale, l’ascesa dei Mosè, la nascita di Gesù: dall’Era della Legge all’Era della Conoscenza. Ora siamo entrati nel mese dell’Acquario, che è l’Era della Consapevolezza. Fai il calcolo: se un mese dura 2.150 anni un giorno cosmico di quanti anni è? E quanto dura un istante che di per sé è eterno?”

Prendo il cellulare, apro la App calcolatrice, fingo di digitare i numeri, aspetto il suo entusiasmo. Il mio messaggio è chiaro: lo sto prendendo sul serio. Infatti: “Te lo dico io: 71 anni, circa, mese più e mese meno. Ora comprendi vecchia capra? Se la fine del mondo dura tre giorni, così almeno dice il Vangelo, che tu sei cristiano, allora sono 213 dei nostri anni. E in sole 24 ore sta accadendo tutto quel che dovrebbe succedere per una bella fine del mondo. Non trovi?”
Resto in silenzio. Vesto di indifferenza il mio stupore. Lui continua, si giustifica: “Mi spiace. Stamattina ero stracontento per questo, non perché finisce il mondo, ma perché finisce questo mondo di merda. Perché la fine di un mondo sta a significare che ne comincia un altro, che è l’inizio di un nuovo mondo. Capisci stupido dottore che si dichiara pure cristiano?”

Reagisco. E’ regola fondamentale non chinare la testa di fronte alle ironiche offese dei matti, me lo ha detto lo psichiatra. Gli chiedo che cazzo c’entra questa continua ridondanza religiosa. Ride. Ma subito si fa serio. Mi punta un dito contro. Mi parla quasi con aggressività. “Perché è lì, nei Vangeli, la prova che non sto dicendo stronzate. A meno che, come dicono certi cretini sul Web, la Bibbia non sia la più antica Fake News. Che cosa rispose Gesù agli apostoli che gli chiedevano fino a quando Lui sarebbe restato con loro? Ricordi? E lui disse: ‘Quando entrerete in Gerusalemme seguite il portatore d’acqua nella sua casa’. E allora? La casa dell’Acquario. Che cosa mi dici tu che ti dici cristiano? ‘Poi mi porterete con voi.” Ed ecco il nuovo anno, l’Era della Consapevolezza, in cui non avrai più scusanti caro mio, dovrai essere il Cristo che è in te . E chi non piscia con noi, peste lo colga.”

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VinJi 37. Il mondo capovolto

L’Immaginazione salverà il mondo

BOB Indice. il Blog di Oscar Brilli