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Lui era in prima media, lei in quinta elementare, l'istituto era lo stesso, stesso il giardino, e in fondo cespugli di more e ginestre gialle in primavera. Li si ripararono, in una intimità conquistata di ricreazione. «Se ti mostro il mio fringuello, tu mi fai vedere la tua passera?» Disse lui tronfio come un attore in tv. Lei si calò le mutandine, era pura, era glabra. Fu l'entusiasmante scoperta di una diversità, quando ancora si voleva credere alla Befana, quando si andava a letto dopo Carosello e l'ingenuità apriva porte di conoscenza. Lei ora insegna in prima media, lui fa l'ingegnere.

Si erano persi di vista, si ritrovarono casualmente alla mensa dell'università. Lui arrossì, lei chinò il capo, quel gesto di un tempo tornò improvviso invitando alla vergogna. E lei non era più vergine, neanche lui, ma non importa. Di nuovo l'entusiasmante scoperta di un condividere diversità e rispetto, di nuovo il desiderio della scoperta, che in breve avrebbero chiamato eccitazione. Hanno continuato a frequentarsi e a giocare insieme, finché il gioco li ha condotti passo passo al matrimonio, felici e contenti.

Lei si affaccia dalla finestra della prima classe, lui le fa segno, la attende giù al parcheggio dove un tempo c'erano cespugli more e ginestre gialle in primavera. Sono tristi, preoccupati. Hanno spedito la loro unica figlia dalla nonna sequestrandole lo smart. Devono riflettere, devono capire cosa fare. Non sta bene curiosare sul diario di una figlia, ma oggi si chiama instragram, sempre connesso, dove non esiste l'intimità di un cespuglio di more, e dove non è assolutamente possibile, per pura curiosità, calarsi le mutandine. Ma bisogna farlo, con il rischio di scoprire immagini che farebbero felici i pedofili del web. Occorre fare qualcosa, si chiedono, ma cosa, non ci sono più cespugli di more nè ginestre gialle in primavera.