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Quando avevo sette anni me ne andavo sulla spiaggia con il mio retino a raccogliere telline. A volte inseguivo un granchio sotto la sabbia con la mia mano a punta di lancia. Mi sfuggivano sempre, ma forse ero io a farli fuggire. Tornavo a casa con il retino pieno e mamma ci condiva la pasta. Trovavo anche le stelle marine, le toccavo al centro e loro si chiudevano come un fiore. Le lasciavo seccare aperte sul davanzale della finestra, volevo farne una collezione. Poi papà disse che le stelle erano in via di estinzione. Ci rimasi male, fu la mia prima crisi ambientalista.


Mi piaceva in estate andare su quella spiaggia, camminavo fino al tramonto, quando tra cielo terra mare c'è una spada di fuoco che taglia in due il mondo. Si deve sempre camminare ad occhi bassi, per sapere dove si mettono i piedi e magari per cercar telline. Quando poi ci si ferma a riprendere fiato e si alza lo sguardo, ci si perde nell'orizzonte infinito. Beata fanciullezza! Per decenni non ebbi più il tempo di tornare in vacanza su quella spiaggia, il mondo aveva iniziato a correre, il tempo è denaro. Così senza che me ne accorgessi sono passati sei decenni, a dirlo mi viene la pelle d'oca. Ma mai ho dimenticato la mia spiaggia che brulicava di vita.

Quando sono andata in pensione, oramai sola, sono tornata in vacanza sulla mia spiaggia. Ogni pomeriggio raggiungo il tramonto con il mio retino, ad occhi bassi per sapere dove mettere i piedi e magari raccogliere conchiglie. Non ce ne sono. Ogni tanto mi fermo, mi chino, raccolgo, e continuo a camminare per chilometri e chilometri fin quando la spada di sole divide in due il mondo, fin quando il mio retino si empie di cicche. Non si può immaginare quanta incuria ha l'uomo nei riguardi del suo ambiente, è qualcosa di cui non vado fiera.

Gli abitanti del piccolo paese mi dicono che è strano, sono sicura che tra loro si chiedono quali orribili eventi mi abbiano ridotto a raccogliere cicche sulla sabbia. Io dico che è un gioco che facevo da bambina, e siccome le telline non ci sono più ora mi accontento di raccogliere le cicche. Comprendo il loro sguardo, ma non me ne frega niente. I bambini invece son contenti, mi sorridono, mi vengono incontro e mi chiedono di raccontare storie di granchi, telline e stelle marine.