All’inizio il principiante non ha affatto coscienza di questa dicotomia, poi continuando nella pratica comincia a percepire la differenza tra essere duri ed essere morbidi, tra essere rilassati ed essere tesi.
Ma un vero artista marziale deve andare oltre, deve essere in grado di percepire le differenze, deve essere in grado di fonderle, diventando lui stesso come il simbolo del Tao.

SE DA UN PUNTO DI VISTA CONCETTUALE QUESTO PROCESSO DI TRASFORMAZIONE NON RISULTA DI DIFFICILE COMPRENSIONE, DA UN PUNTO DI VISTA PRATICO DIVENTA UN’IMPRESA CICLOPICA.
MA LA DIFFICOLTÀ NON È INSITA NELL’IMPRESA, QUANTO NELLA SCARSA CONOSCENZA CHE POSSEDIAMO DEL FUNZIONAMENTO DEL NOSTRO CORPO E DELLE SUE RELAZIONI CON L’ENERGIA E LA MENTE.

Così, come abbiamo due emisferi cerebrali (uno logico, razionale, analitico - l’altro intuitivo, globale, sintetico), alla stessa maniera abbiamo due tipologie di muscoli, che non solo hanno funzioni diverse, ma sono costituzionalmente e strutturalmente diversi: uno di tipo Yang, uno di tipo Yin, uno per la stabilità, uno per il dinamismo, uno interno e uno esterno, uno profondo uno superficiale.
Definire e prendere coscienza del ruolo svolto da questi due differenti sistemi costituisce la base di partenza per risolvere gli apparenti paradossi della pratica ed accedere alla realtà multidimensionale dell'arte marziale.

La ragione principale delle difficoltà che si incontrano nell’applicazione pratica dei principi, consiste nel fatto che la maggior parte delle persone, non solo non ha coscienza, ma addirittura ignora completamente l’esistenza di quella “metà del cielo” costituita dai muscoli profondi, che insieme all’altra “metà del cielo“ che sono i muscoli superficiali, rappresentano in maniera perfetta nel nostro corpo l’eterno gioco dello Yin e dello Yang.

* MUSCOLI PROFONDI – MUSCOLI SUPERFICIALI
In pratica questi due sistemi muscolari rivestono lo scheletro come tanti indumenti dall’interno verso l’esterno, in strati concentrici simili a quelli di una cipolla.

- Lo strato più esterno è costituito dai cosiddetti muscoli superficiali che sono lunghi, larghi e massicci e tesi a coprire ampie distanze (trapezio, deltoide, dorsale, bicipite ecc.). Possono esprimere grande potenza usufruendo di bracci di leva più lunghi rispetto a quelli profondi, e quindi hanno specifica utilità per movimenti di forza o di grande ampiezza.
- Attorno alla colonna vertebrale è situato uno strato muscolare più interno, costituito dai cosiddetti muscoli profondi (detti anche muscoli antigravitazionali perché hanno la funzione principale di mantenere la postura diritta). Le fibre di questi muscoli variano dai 3 ai 6 centimetri e sono simili a tante fascette che vanno da vertebra a vertebra o dalle vertebre alle costole.

La particolare disposizione incrociata di queste fasce, sviluppandosi lungo tutto l’asse della colonna, determina una notevole “forza a spirale” che sviluppa una grande rapidità di rotazione, fondamentale in tutte le tecniche marziali.

La vicinanza alle ossa permette loro, inoltre, di agire con molta precisione, tenendo le vertebre in posizione perfettamente “sovrapposte” le une sulle altre; di contro, non avendo un gran raggio d’azione ed essendo poco voluminosi e potenti, sono adatti per movimenti di piccola ampiezza e per una costante azione di posizionamento e di mantenimento dell’allineamento vertebrale.

Questi muscoli possiedono anche, quella che viene chiamata una grande “capacità di contrazione tonica“, cioè, contrariamente a quelli più superficiali, riescono a stare contratti per lungo tempo, permettendoci per esempio di mantenere per tutto il giorno “ la testa sul collo“.

Tutto questo si traduce “in un linguaggio marziale”, in: potenza, stabilità, centralizzazione, interno forte (Yang), esterno morbido (Yin), ovvero “sbarra di ferro avvolta nel cotone”. Tra questi due strati ve ne sono degli altri che contribuiscono con la loro azione sinergica a dare a tutta la struttura grande forza, stabilità e connessione.

CON UN SEMPLICE PARAGONE SPORTIVO: I MUSCOLI SUPERFICIALI HANNO LE CARATTERISTICHE DI UN CENTOMETRISTA, POSSIEDONO UNA GRANDE VELOCITÀ DI CONTRAZIONE, MA NON SONO IN GRADO STRUTTURALMENTE DI SOPPORTARE SFORZI PROLUNGATI. I MUSCOLI PROFONDI, AL CONTRARIO, CHE HANNO UNA FUNZIONE ANTIGRAVITAZIONALE E STABILIZZANTE SONO LENTI, MA SONO IN GRADO, COME UN MARATONETA, DI SOPPORTARE SFORZI PROLUNGATI.

Come nessun allenatore scambierebbe i ruoli di due atleti con caratteristiche psicofisiche tanto diverse, facendo partecipare, per esempio, uno scattista a una maratona, così non si può pretendere di far svolgere ai muscoli superficiali il lavoro di quelli profondi.

QUESTA REGOLA È QUANTO DI PIÙ DISATTESO CI SIA, NON SOLO DALLA GENTE COMUNE, MA SPECIALMENTE DAGLI ADDETTI AI LAVORI (ALLENATORI, PREPARATORI ATLETICI ECC.). PER RENDERSENE CONTO BASTA ENTRARE IN UNA QUALSIASI PALESTRA: TUTTO IL LAVORO È FOCALIZZATO SUI MUSCOLI SUPERFICIALI, TRASCURANDO QUELLI PROFONDI.

Questo altera la giusta gerarchia funzionale: i muscoli superficiali diventando ipertrofici e contratti serrano il corpo in una specie di armatura, che provoca una spiacevole sensazione di disagio. I muscoli profondi diventano flaccidi e deboli, perché parti importanti del loro lavoro sono svolte da quelli superficiali.

I muscoli superficiali, detti muscoli di "movimento", devono possedere una grande capacità di scorrimento per potersi allungare e accorciare velocemente, mantenendo lo sforzo senza irrigidirsi e danneggiarsi. Per fare questo devono essere sostenuti da una struttura osteo-articolare potente e dinamicamente connessa, in grado di muoversi nello spazio con agilità e scioltezza, ma nello stesso tempo ben radicata al terreno. I maestri di Taiji descrivono questo stato dicendo che bisogna essere "stabili come montagne e scorrevoli come dei fiumi".

Questa connessione nasce all'interno della nostra struttura, ed è assicurata da numerosi elementi fibro-legamentosi (tendini, legamenti) e dagli elementi paravertebrali del sistema muscolare, che hanno la stessa funzione del sartiame che lega saldamente le vele di una nave all'albero maestro (la colonna vertebrale); senza di esso le vele non potrebbero trasformare la forza del vento in movimento. Analoga funzione svolgono i muscoli superficiali, che come delle vele devono essere forti e resistenti, ma non rigidi, perché hanno lo scopo di far muovere il corpo.

PER AVERE MUSCOLI POTENTI ED ELASTICI NON BISOGNA FARE SOLLEVAMENTO PESI, PERCHÉ QUESTO DÀ POTENZA A SCAPITO DELL’ELASTICITÀ; L'ESEMPIO ESTREMO È RAPPRESENTATO DAI CULTURISTI, CHE SONO COME IMPRIGIONATI DALLA LORO STESSA FORZA.

E' pur vero, d'altronde, che le moderne e sofisticate tecniche di allenamento con i pesi riescono a coniugare potenza ed elasticità, però c'è una sostanziale differenza tra la potenza elastica di un centometrista e quella necessaria, per esempio, ad un artista marziale.

Un centometrista effettua la sua prestazione in pista, in condizioni ideali, in ottimale assetto del corpo; nessuno, mentre si sta preparando a scattare, gli fa una leva articolare sul ginocchio o tenta di farlo cadere. Un combattente di qualsiasi arte marziale, al contrario, deve essere in grado di esprimere potenza ed elasticità anche in situazioni estreme.

I MUSCOLI PROFONDI COME L'ARABA FENICE: MOLTI CONOSCONO LA LORO ESISTENZA, POCHI SANNO COME ALLENARLI.

 

Parte Prima Il sistema mobile umano

Parte Seconda La visione della tartaruga

Parte Terza   Le linee di forza

Parte Quarta La Visione Sistemica

Parte Quinta Lo Yin e lo Yang nell'Arte Marziale