Sui gruppi Whatt mi hanno chiesto chiarimenti sulle notizie che girano tra l'Aspirina e il Corona.

ZERO ASPIRINE IN OTTICA CORONAVIRUS

Anche se le notizie hanno una validità scientifica, fanno solo gran confusione, ed io non posso, per galateo, rispondere EMERITE CAZZATE.
Informazioni sempre chiuse in quella assurda logica del BUONO/CATTIVO, bianco o nero, benefico o dannoso. Ancora non si è capito che un farmaco è buono o cattivo a seconda del momento e della dose? Che cazzo!

Il simbolo del farmacista è una bilancia, che significa EQUILIBRIO. Insomma non sapevo come rispondere.
Per fortuna stavo scrivendo ad una amica che ha una meravigliosa nipotina, ed allora mi è venuta da spiegarla come in un racconto. Che ora condivido.


La prima risposta dell'organismo ad un attacco batterico o virale è mettere il proprio esercito in condizione di operare. Quando arriva l'allarme dal comando i nostri soldati si predispongono alla battaglia, rafforzano le difese, producono anticorpi e annientano il nemico. Noi dobbiamo mettere i nostri linfociti in grado di operare con la minima fatica e massima efficacia. Minima fatica perché il nostro corpo è stanco e stressato e occorre darsi una calmata, magari mettersi a letto. Massima efficacia perché è una guerra.
"Un piccolo stronzetto mi ha dichiarato guerra, chi è, che cosa vuole, qual è il suo punto debole, che se ne vada all'inferno!" Quando ci vuole ci vuole.

Ecco allora che ci vuole una certa temperatura perché il sistema funzioni al massimo dell'efficacia con il minimo sforzo. Gli scienziati dicono che occorrano almeno 37 gradi - 37 e 2. Ma se la febbre sale oltre il limite consentito, che crea disidratazione, crisi di freddo o sudore, vertigine, panico, allucinazioni... e il mio organismo da solo non ce la fa, allora chiamo gli alleati, evviva i marines.
Ed ecco che arrivano il mago medico e la fata farmacista con polveri e pozioni magiche, purtroppo a volte sotto forma di iniezione. Ma quando è guerra è guerra. Significa che la temperatura deve avere un equilibrio, nè alta nè bassa, giusta, per permettere ai nostri linfociti di osservare,studiare, sperimentare, adattarsi ad un mutameto, combattere.

Quindi è facile comprendere che la temperatura non dovrebbe essere abbassata al di sotto dei 37,2° ed è meglio che non salga oltre i 38.3-38.5 gradi centigradi. La febbre può essere controllata anche con mezzi fisici come ad esempio la pezzetta sulla fronte, magari con una carezza che in terapia ci sta sempre bene.
La dose giusta di Aspirina e Simili è quindi quella del tutto personale che riesce a mantenere la temperatura nel corretto range. Riguardo i marines, cioè gli antibiotici, beh! come direbbe Kipling è un'altra storia.
L'antibiotico deve essere prescritto dal medico che sa chi è in quel momento il nemico. La strategia del andòcogliocoglio non ha mai fatto vincere una guerra.

Immaginiamo ancora i nostri microscopici soldati, macrofagi, macrociti, emazie, leucociti, linfociti, plasmacellule... un esercito molto ben organizzato. Immaginiamo che dal comando arrivi l'ordine di predisporsi alla battaglia, ma subito dopo arriva un contro-ordine: "Lasciate stare, ci pensano i marines".
Poveretti! Vengono presi dallo sconforto, si sentono rifiutati, inutili, depressi. "E noi che ci stiamo a fare!" "io torno in caserma e mi prendo una sbornia di lecitina di soia." Insomma, un sistema depresso non è sintomo di salute.

Ed è proprio per questo che anche i linfociti nel loro piccolo si incazzano. Se infatti la temperatura sale appena un poco, l'uomo subito la abbatte con gli antinfiammatori, se inizia la battaglia subito arrivano i marines e si resta in caserma. Il sindacato dei macrofagi ha pienamente ragione: "Se la bacata testa dell'uomo continua così, quando è che l'organismo può addestrare il sistema immunitario al combattimento?" Lanciano l'allarme: "Così si rischia una totale immunodeficienza acquisita".