Era il dicembre 1978 quando in Italia fu promulgata una legge rivoluzionaria, la prima al mondo che acquisiva la definizione di Salute della OMS a Yalta nel 1948: «la Salute non è assenza di malattia. ma uno stato di completo benessere psico-fisico-relazionale». In quelle due parole "completo benessere" veniva inteso qualcosa di irraggiungibile, intendeva un orizzonte verso il quale dirigersi, una finalità sancita per legge.

"Istituzione del Servizio Sanitario Nazionale S.S.N.". Tutti gli operatori sanitari erano messi in rete per "favorire una moderna coscienza sanitaria sulla base di una adeguata Educazione alla Salute".

Per noi farmacisti era la risposta alla che ci ponevamo dal 1966 (Congresso UTIfar di Messina): "Quale ruolo del farmacista nel 2000?"

«Il farmacista è innanzitutto un Educatore alla Salute», rombava il profondo vocione del professor Alessandro Seppilli, rettore all'Università di Perugia, ex Sindaco della città, inventore dei Consultori e uno dei padri della Riforma. Lo avevo conosciuto alla Biblioteca dell'Istituto di Medicina Sociale a Roma per una ricerca sui pesticidi, mi capitò un suo editoriale sulla rivista "Educazione sanitaria e Medicina Preventiva" che parlava di farmacia, per me fu una rivelazione. Lessi i suoi libri e cercai di applicare il suo insegnamento in farmacia(*).

Il Dottor Elio Machi, presidente UTIFar con sede a Genova, uomo di squisita gentilezza, colse l'occasione e iniziò a dedicare il giornale "Collegamento" ad un'apertura della farmacia verso le varie tematiche della Salute nel Territorio.
Elio Machi amava le nostre montagne, su ai Simbruini, e un giorno passando per Fiuggi capitò in farmacia. Aveva visto in vetrina un tatzebao (cartoncini 70x100 a pennarello) che in quei tempi ci divertivamo a 'postare' in vetrina. C'era ancora fratello Paolo Carcano, un pozzo di pazze idee.
Il dottor Machi mi chiese se ero disposto a partecipare al Congresso UTIFar che si teneva a Trieste nell'aprile del 1983.Io rimasi imbambolato, e lui quasi a convincermi mi rivelò un segreto: mi avrebbe fatto una lieta sorpresa. Ricordo che da ottobre non feci che preparare diapositive da proiettare, una lavoro che se oggi penso a PowerPoint mi viene un brivido di obsolescenza.

Il primo giorno del convegno era dedicato alla "Educazione Sanitaria in Farmacia", avevo letto il programma, c'era la presenza del Professor Alberto Fidanza di Roma, mio professore di Fisiologia, grande esperto di vitamine, e il Professor Alessandro Seppilli, il mio maestro, di cui mai avevo visto il volto.
Lo riconobbi dalla voce, calda e potente, autorevole e paterna, era così come scriveva. Fidanza e Seppilli cominciarono subito a litigare, si divisero sugli stessi fondamenti della Educazione Sanitaria di cui Alberto Fidanza si autodefiniva leader unico e incontrastato.
«È assolutamente essenziale che il cittadino sappia precisamente a cosa servono le vitamine.» diceva il primo.
«L'Educazione alla Salute è innanzitutto paritaria, bidirezionale, costante, partecipata, mai terroristica», diceva l'altro.
Fu una zuffa verbale anche con toni astiosi. Io dovendo intervenire espressi il fastidio di vedere due miei stimati professori parlare due lingue diverse. E questo fu il mio incipit, polemico, un'immagine da cui non mi sarei mai più potuto staccare. 

Il giorno dopo ero costantemente sul punto di farmi la pipì addosso, non solo per l'emozione di dover parlar un'ora davanti a così ampia e competente platea, ma per il timore del giudizio dei miei due professori. Erano seduti in prima fila, il primo tranquillamente assopito, l'altro impettito come il mezzo busto in gesso che aveva al centro del suo studio.
Presentai la mia esperienza su "i mezzi per la Educazione sanitaria in farmacia", con diapositive di volantini, tatzebao, fumetti e cartoline: "Un prodotto parte dal produttore e arriva al consumatore arricchito in farmacia dal Plus-Valore di una adeguata Educazione alla Salute".
Era l'uovo di Colombo: applicare le regole del Marketing alla finalità di promuovere la Salute, ovvero applicare le regole della Educazione prima che il Marketing se ne appropriasse. Il Prodotto diventava "àncora" di un messaggio sanitario di cui il mittente era professionista in carne ed ossa, sempre a disposizione ogni giorno a livello marciapiede, quindi in grado di un rapporto bidirezionale, base indispensabile per ogni intervento educativo.

Durò più di un'ora, grande stress!. Alessandro Seppilli non mi rivolse un solo sguardo, osservava le mie diapositive tra un sonnecchio e un mezzo sorriso, nella sua conclusione non fece alcun cenno al mio intervento (tranne poi onorarmi nel suo successivo editoriale su Medicina Preventiva). Ero distrutto. Solo infine, in fila, uscendo dalla sala, si girò verso di me e con quel suo burbero vocione mi disse: «Si sentiva aria di casa nel suo intervento.» E aggiunse, stavolta sorridendo: «Mi venga a trovare quando vuole».

Andai più volte, in Via del Giochetto a Perugia. Era come un nonno, non pontificava, raccontava le sue esperienze e tra parentesi mi donava perle di insegnamento e chiedeva curioso come la vedevo io giovane, «perché il mio prossimo futuro a me è già ben chiaro».
«La Salute è un Dinamico Equilibrio, ma bisogna stare molto attenti all'aggettivo 'dinamico', è essenziale, perché la vita stessa è mutamento».
Così - ripeteva ogni volta - «nella Educazione sanitaria nulla è fermo, nulla è certezza, dipende dalle persone, dal luogo, dal momento, dal contesto».
Mi raccontava i suoi prossimi articoli chiedendomi parere e consiglio: «Ogni cellula ha una sua personalità, ogni mitocondrio è una mente. Anche una cellula gioisce o si incazza, si può sentire attiva e depressa».
Un giorno mi parve stanco e sfiduciato, mi  congedò con un avvertimento: «Stai attento, Carcano, i nuovi virus saranno gli Spot, i più virulenti se ci sorprendono a difesa abbassata e senza anticorpi. Questo sarà il vostro compito di educatori

Il Congresso UTIFar di Trieste determinò un periodo di grande risveglio professionale. Dal 1966 ci si chiedeva quale "ruolo" per il farmacista moderno, ora sapevamo che un 'ruolo' discende direttamente dallo 'Status', e il nostro Status doveva innanzitutto restare la "professione, la nostra Mission è la Salute, non la Malattia, il nostro strumento è la Educazione alla Salute, non il Marketing.

I più attenti a questa sorta di nuova consapevolezza furono le industrie (Farmitalia, Carlo Erba, Bayer, Show Window, Schiapparelli...) che trovavano nel Plus Valore professionale un'opportunità per arricchire l'immagine dei loro prodotti: "Solo in farmacia".
La Bayer ad esempio fondò "Sapere e Salute", proponendo al farmacista vari servizi e una rivista per i clienti che ogni farmacia poteva personalizzare con un suo timbro, un suo inserto, un suo messaggio.
Nacque la Show Window, che consegnava mensilmente materiale per la vetrina adattabile alle diverse esigenze del territorio.
Furono osservati due elementi importanti: 1- la personalizzazione del messaggio avvicinava direttamente il mittente al ricevente (cioè il farmacista e il paziente in carne d'ossa) che in questo modo era in grado di correggere eventuali 'distorsioni del messaggio'; 2- un calcolo dimostrò che i contatti di tutti le vetrine di farmacia in Italia superavano di molto quelli dell'allora Fininvest. E costavano un decimo. Un grave pericolo per un potere che stava imponendosi.

Furono anni di grande attività. Si distinsero tra gli altri il dottor Manlio Spadoni di San Elpidio a mare. Suo era lo slogan "Spesso una passeggiata è meglio di una compressa."
Nel dibattito intervenne il professor Marcello Marchetti (Legislazione e tecnica farmaceutica, prima a Roma poi a Milano) che si spese a ripetere: "Il farmacista è un professionista che dispensa Cultura della Salute".
Sopra a tutti il nostro Giacomino Nazionale, presidente della Federfarma, dottor Giacomo Leopardi, che cercò in tutti i modi di promuovere la moderna immagine della Farmacia come Centro di Educazione alla Salute. Si spinse anche a promuovere spot pubblicitari sui canali Mediaset. In uno si vedeva un incrocio di città visto dall'alto, che man mano si trasformava in una croce verde: "In farmacia un consiglio non è mai un consiglio qualsiasi."

Non so bene perché, i grandi uomini hanno il dono della umiltà, sono disponibili. Quando mandavo loro una lettera (oggi si direbbe e-mail) rispondevano sempre a stretto giro di posta. Fu proprio un biglietto di Giacomo Leopardi, per un lavoro che stavo progettando per cui chiedevo indicazioni, a mettermi sull'avviso "Caro Carcano ... prima di educare gli altri occorrerebbe educare noi farmacisti". Un modo delicato per dirmi "lascia stare, fatica inutile", ma io non lo capii, lo pensai "matusa" ed ora vorrei chiedergli scusa. Dopo due mesi mi giunse in omaggio una sua pubblicazione corredata da molte diapositive, si intitolava: "Educhiamoci ad educare."

Il 1986 fu per me un anno terribile, la perdita di mio fratello-collaboratore mi indusse ad utilizzare per me stesso gli strumenti di arte-terapia che andavo divulgando. Intanto la situazione sanitaria stava subendo un duro colpo di contro-riforma.
Paradossalmente nello stesso anno la OMS promulgò la Carta di Ottawa: «Con "promozione della salute" si intende il processo che consente alle persone di esercitare un maggiore controllo sulla salute e di migliorarla».
La Carta di Ottawa pone al centro l'uomo partendo da una concezione olistica dell'essere umano e della società, pone alla sua base una visione unitaria in cui l'uomo è un tutt'uno olistico e "non una somma di parti separate". Così anche l'organizzazione sociale deve essere vista come un organismo unitario.
La salute diviene così una risorsa indispensabile di vita quotidiana, un elemento che migliora il mondo intorno a noi. Ognuno deve imparare a prendersi cura di se stesso e degli altri. E tutto questo non riguarda solo il sistema sanitario, è prima di tutto una filosofia: La salute è un'azione che riguarda tutti, la salute è collettiva.

Belle parole rimaste inascoltate, anzi boicottate alacremente negli anni a venire. Chi parlava di Educazione alla Salute e di Visione Olistica veniva spesso accusato di eresia; chi accennava all'Energia citando Einstein, o al principio di indeterminazione di Heisenberg, doveva aver timore di essere radiato a Campo dei Fiori.
Il Dottor Elio Machi venne ignobilmente defenestrato dall'UTIFar, così che da Genova la sede si trasferì a Milano e il giornale "Collegamento", che tentava una visione professionale, sarebbe ben presto diventato "Nuovo Collegamento" per avere una "moderna visione di marketing".
Nel 1985 il dottor Giacomo Leopardi venne rimosso da Federfama Nazionale ed eletto Presidente della Fofi, ci fu un interregno di due anni a Firenze con il dottor Piccioni, per poi arrivare finalmente a Milano con il dottor Alberto Ambreck ('87-'91). Erano gli anni della "Milano da bere", e ce la siamo tutti bevuta. Marcello Marchetti fu colto dalla malattia. Alessandro Seppilli fu mandato a dirigere la Fondazione Celli. 

L'Unità diventava Azienda (da USL, interregno: AUSL, poi solo ASL). Il potere veniva centralizzato e asservito a politica e finanza mentre il territorio veniva abbandonato, sia nel tessuto sociale sia individuale. Il linguaggio della collaborazione centro-periferia promosso dalla legge 833 e dalla Carta di Ottawa diventava intimidazione. Il professionista diventava impiegato e suddito. Nelle università l'Educazione alla Salute e la Storia della Farmacia venivano sostituite da stage di Marketing e PNL; così come i corsi ECM venivano etero-diretti dall'industria farmaceutica.
La sensazione era che si volesse creare un deserto da poter colmare con spot, griffe e consumo, era che il lavoro professionale e territoriale del medico di base e del farmacista costituisse un filtro di consapevolezza, un impedimento alla realizzazione di una sanità intesa a produrre essenzialmente malattia giacché - è regola di marketing - "se il paziente guarisce si perde il cliente". L'attenzione veniva sempre di più rivolta alle cronicità come vero affare futuro; vinceva ogni specializzazione, l'uomo era ridotto a sommatoria di organi; e tutto questo alla faccia della Legge.

L'Emergenza Coronavirus ha oggi reso evidente la situazione agli occhi di tutti, le responsabilità maggiori ricadono proprio sull'abbandono del territorio sociale e individuale, nella depressione del sistema di difesa naturale dell'uomo, nella totale mancanza di educazione civica e sanitaria, nel depauperamento dei piccoli ospedali, consultori, centri diurni, farmacie,  nella incapacità di affrontare problemi se non con numeri di statistica, nel non riconoscere ai  farmacisti il svolto in trincea, di non comprendere che il loro lavoro quotidiano ha diritto ad un sacrosanto riconoscimento.
Quaranta anni di oblio, di in-curanza («Attenzione Carcano: Medicina - dal greco "Melete" - vuol dire "Avere cura"» - Seppilli), di in-culanza, di non rispetto degli impegni presi, di complicità con il mercato, di lavaggio del cervello invece che educazione, di una scienza asservita senza più visione... meriterebbe una doverosa auto-coscienza approfittando del vuoto coronavirus, ma non sembra che sia questa la direzione da parte di chi ne ha oneri e onori, tutt'altro, ed è questo il più grave danno che si può riservare alla salute individuale e collettiva. Errare umanum est, perserverare..........

Di tutta questa storia mi rimane una ferita sul petto, nel Caduceo, che un tempo aveva due serpenti e ora ne è rimasto solo uno che si gira su se stesso a far finta di essere due, intanto si guarda il sedere. A Giacomo Leopardi, al suo fare paterno, ad Alessandro Seppilli, al suo vocione da nonno, a Elio Machi, alla sua nobiltà da ottocento, a Marcello Marchetti, alla sua onestà intellettuale, a Manlio Spadoni, alla sua fantasia eroica, a Giovanna Cataldi, madre maestra, al suo "farmaco gesto di cuore", vada almeno il nostro Grazie e la pena di un ricordo. Per quel che mi riguarda mi dichiaro sconfitto: non c'è più professione, non c'è più la mezza ragione. Non sono stato un buon allievo, ingenuo ma non complice.

Gabriele Carcano

(* Eravamo un gruppo di famiglia: la titolare Giovanna Cataldi, il saggio padre Enrico, la laureanda Maria Rosaria. il fratello minore optometrista e musicista Paolo) 

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Legge 833/78: Promozione della Salute 

Carta di Ottawa per la Promozione della Salute 

Professor Alessandro Seppilli

La filosofia del mortaio

L'Arte di Galeno: bilancia, Pestello e Mortaio

La Spilla del Farmacista



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